Cristianesimo, tolleranza, omosessualità / John Boswell

Del libro ho letto la versione originale americana, perché la sua traduzione italiana da molto tempo è fuori catalogo, e si può riassumere dicendo che le interpretazioni tradizionali dei passi del Primo e Secondo Testamento che condannerebbero l'omosessualità non sono affatto a prova di bomba; nel caso dell'ebraismo (considerazione mia), i rabbini si sono sempre vantati di cercare tutti i pretesti per evitare le condanne a morte, qualunque fosse l'accusa, quindi le condanne per atti omosessuali, qualunque fosse l'interpretazione data al libro del Levitico, devono essere state pochissime, se mai ce ne sono state.

Per quanto riguarda il cristianesimo, fino al 1100 circa le condanne dell'omosessualità si confondono con quelle di altri tipi di trasgressione sessuale, e l'argomento del "contro natura", che pure discende dallo stoicismo e dal neoplatonismo, non viene mai praticamente usato.

La condanna dell'omosessualità è appannaggio di poche persone, tra cui spicca Giovanni Crisostomo, dottore della chiesa noto anche per la ferocia del suo antisemitismo - però Boswell evita di stabilire un parallelo tra il suo antisemitismo e la sua omofobia, anche se in altre parti del libro non esita ad osservare come tra il 1100 ed il 1200 tanti odi si siano attizzati a vicenda.

Ciò non vuol dire che il primo millennio del cristianesimo, e l'età romana che lo ha preceduto, siano stati un periodo felice per le persone omosessuali: l'atteggiamento della società nei loro confronti è sempre stato mutevole, e Boswell, per darne conto, tenta una suddivisione che lui stesso riconosce grossolana, tra società "rurali" e società "urbane".

Nelle società "rurali" l'unica istituzione sociale che funziona è la famiglia: ogni persona conta in quanto membro di una famiglia; l'imposizione con mezzi anche feroci della castità femminile ha lo scopo di impedire la nascita di persone che possono rivendicare un posto in una famiglia - ma con il dubbio che non se lo meritino.

In questo quadro la riproduzione è il dovere principale di un individuo, e l'attività sessuale fatta per amore o per il piacere è inconcepibile; se poi è statisticamente rara (come nel caso dell'omosessualità), diventa solo per questo sospetta.

Nelle società "urbane" esistono delle istituzioni che possono occuparsi di chi non ha una famiglia (divorziate, orfani, single, ecc.) e l'individuo conta come persona e non come parte di un gruppo; in queste società c'è più spazio per l'amore nelle relazioni, e l'omosessualità è vista come espressione della propria individualità e non come renitenza alla riproduzione.

Boswell ovviamente cerca di esplorare la mutevolezza degli atteggiamenti europei verso l'omosessualità, ed osserva che la decadenza dell'impero romano riportò gran parte della società imperiale dallo stadio (se così si può chiamare) "urbano" a quello "rurale", e che la ripugnanza verso l'omosessualità del tardo impero romano (che portò anche alla sua proibizione sotto Teodosio 1°, reiterata da Giustiniano) può avere avuto ragioni più sociologiche che religiose.

Stoccata particolarmente pungente è quando osserva che i padri della chiesa meno disponibili verso l'omosessualità erano di origine rurale, non urbana - ed il fatto che nell'elenco figurino Ambrogio ed Agostino permette di stabilire un contatto con il libro "La croce e il potere / Giovanni Filoramo".

Invece, la Spagna mussulmana fu un paese molto "urbano", in cui fiorì una grande letteratura omoerotica, tra i mussulmani come tra gli ebrei; ed una letteratura omoerotica sarebbe fiorita anche in tutta l'Europa cristiana verso il 1000-1100, quando lo sviluppo economico fece rifiorire le città e la cultura "urbana".

La reazione omofoba che iniziò verso la metà del 1100 sembra aver avuto due origini: da una parte il potere civile desiderava controllare più da vicino il comportamento dei sudditi, e cominciava ad avere i mezzi per farlo; dall'altra la chiesa si sentiva sempre più minacciata, da tre nemici in particolare: ebrei, eretici, mussulmani.

Che i mussulmani fossero sessualmente (e gaiamente) più liberi dei cristiani, è abbastanza noto; un po' meno noto è che agli eretici fu affibbiata la patente dei "sodomiti", non è del tutto chiaro se a torto od a ragione.

Gli eretici più "pericolosi" erano i catari (od albigesi), che furono sterminati in una crociata; poiché era possibile ricondurre i catari della Provenza ai bogomili della Bulgaria, da "bulgaro" nel senso sia di "eretico" che di "sodomita" derivano le parole "buggerare" (in italiano), "buggery" (in inglese), "bougre" (in francese).

Sebbene anche molti cattolici compissero in realtà atti omosessuali, fu molto facile dare ad intendere che la "sodomia" era una cosa degna solo degli eretici e dei mussulmani, e condannarla per questo. Per quanto riguarda gli ebrei, subirono un'accusa peggiore - quella di rapire, salassare ed uccidere bambini cristiani per una parodia del sacrificio pasquale.

Ora la chiesa si è resa conto di aver sbagliato contro ebrei, eretici e mussulmani - ma non ha ancora tratto la relativa conclusione verso gli omosessuali, che furono perseguitati soprattutto per "consolidare le fila" in vista dello scontro con questi tre "nemici dottrinali".

Ah, una cosa che mi ha divertito molto è questa: gli anni a cavallo tra il 1100 ed il 1200 videro in tutta Europa la promulgazione di numerosi codici di leggi, nei quali apparvero per la prima volta provvedimenti contro la "sodomia".

Notevole eccezione sono tre codici di area tedesca: il Sachsenspiegel del 1233 circa, lo Schwabenspiegel del 1275, e le Costituzioni Melfitane (Liber Augustalis) del 1231, compilate per ordine di Federico 2° Hohenstaufen, alias "Stupor Mundi".

Quest'uomo era una delle persone più colte d'Europa, fondò la prima università statale e laica europea (quella di Napoli che porta il suo nome, nel 1224), il pluralismo culturale e religioso della sua corte (in cui si parlava anche arabo) era leggendario, ed alla sua fama contribuisce il non aver voluto perseguitare una minoranza assolutamente innocua.

Non ho potuto fare a meno di confrontare questi tre codici di area tedesca con la panzana di Heinrich Himmler secondo cui gli antichi germani affogavano gli omosessuali nelle paludi - se fosse stato vero, perché i loro discendenti si dimostrarono i più riluttanti di tutti a promulgare leggi omofobe nel Medioevo?

Raffaele Ladu

La croce e il potere / Giovanni Filoramo

E' un libro molto interessante, di cui darò un riassunto molto parziale - tranquilli, vi spiegherò perché.

Lo scopo del libro di Filoramo è spiegare le origini dell'intolleranza delle chiese cristiane in generale, e di quella cattolica in particolare, e lo fa concentrandosi sul periodo storico tra Costantino 1° e Teodosio 1°, tra l'Editto di Milano del 313 e quello di Tessalonica del 380 - ma molto interessante è anche la sua descrizione della religione tradizionale romana, e di come codesta riuscì ad accomodare (per citare Jean Piaget) tutti i culti con cui venne in contatto tranne quello cristiano (quello ebraico merita una menzione a parte).

Filoramo comincia spiegando che nell'antica Roma la religione non era un fattore identitario - ovvero, non è che una persona, facendo una scelta religiosa, implicitamente scegliesse il gruppo sociale di cui far parte; semmai accadeva il contrario: ogni famiglia, ogni contrada, città, provincia, eccetera, fino all'impero romano tutto, aveva le proprie divinità, e quindi solo per il fatto di nascere in una certa famiglia ed in un certo luogo si veniva inseriti in una serie di culti.

Compiere scrupolosamente gli atti di culto era ritenuto indispensabile per ricevere il favore degli dei; non era però ritenuto altrettanto indispensabile avere una "corretta opinione" ("ortodossia") su di loro, e perciò molti pagani erano in realtà scettici sull'esistenza degli dei a cui tributavano il culto, ed altri interpretavano i miti classici come allegorie filosofiche.

Il politeismo è più tollerante del monoteismo - si trova sempre il modo di accomodare un nuovo culto - e capitò talvolta che diversi culti fossero importati a Roma per decisione del Senato; un esempio interessante (ne parla il nostro concittadino Catullo) è il culto di Cibele, importato a Roma durante la Seconda Guerra Punica, per fornirle un alleato anche religioso contro Cartagine e tutto ciò che essa rappresentava.

Se molti cittadini romani poterono permettersi di venire "iniziati" al culto di divinità orientali come la già citata Cibele, Iside, Mitra, Arpocrate, eccetera, senza con questo abiurare al culto delle divinità tradizionali che dovevano adorare per nascita, e senza perciò suscitare preoccupazioni, non era così quando il cittadino intendeva passare ad una religione monoteistica.

La Bibbia dice che Israele ha un dio geloso; poiché però l'ebraismo è una religione etnica (secondo cui Dio ha scelto un popolo particolare a cui ha dato una Rivelazione particolare ed ha imposto precetti diversi da quelli che sono tenuti a rispettare gli altri popoli), che non aspira a diventare la religione di tutta l'umanità, i conflitti con la religione romana furono minimi - i romani impararono a non urtare la suscettibilità degli ebrei, i quali a loro volta pregavano e pregano tuttora per le autorità costituite nei modi previsti dalla loro religione - almeno finché la religione ebraica non divenne il pretesto delle rivolte del 66-70 e 132-135 dell'era volgare, con conseguenze estremamente spiacevoli.

Quando però un monoteismo aspira a diventare la religione di tutta l'umanità, mentre l'osservanza dei culti tradizionali (e di quello dell'imperatore) che questo monoteismo rifiuta è considerata indispensabile per la solidità dello stato e la "pax deorum = pace con gli dei", i conflitti diventano inevitabili; sostenere inoltre che i suoi aderenti sono cittadini di un altro mondo, e di questo sono solo ospiti, pone questo monoteismo in rotta di collisione con chi esige un pieno impegno sociale e politico in questo mondo.

Le persecuzioni non estirparono il cristianesimo, ed il breve periodo in cui Giuliano l'Apostata tentò di disfare quello che avevano fatto Costantino 1° ed i suoi successori, reinstaurando il paganesimo, convinse semmai i cristiani ad eliminare questo pericolo distruggendo completamente il paganesimo.

Ma la ragione principale dell'intolleranza cristiana sta nella ricerca di uniformità dottrinale - sconosciuta, tra l'altro, all'ebraismo da cui proviene (nessun ebreo ha mai negato ad un altro la qualifica di ebreo a causa di un dissenso sulla struttura della divinità; invece il convertirsi all'ebraismo e disapplicare i precetti può costare l'annullamento della conversione - a dimostrazione che per l'ebraismo la pratica è molto più importante della teoria).

Se ad una religione il potere civile non affida compiti particolari, le dispute teologiche o disciplinari, per quanto accese, rimangono affari interni alla chiesa ed ai fedeli; se però un imperatore come Costantino 1° affida non più al politeismo pagano ma al monoteismo cristiano il compito di mediare tra il secolo ed il divino, allora le divisioni interne rischiano di trasformarsi da religiose in politiche, e la religione, anziché unificare l'impero, lo disgrega.

E l'eretico od il non-cristiano non sono più semplicemente persone di diversa opinione, ma un rischio per la coesione sociale - vanno perciò trattati come rei di lesa maestà.

Tutto questo impose a Costantino (benché, come molti cristiani del suo tempo, fosse "catecumeno a vita", facendosi battezzare solo in punto di morte) numerose interferenze negli affari ecclesiastici, di cui la convocazione del Concilio di Nicea del 314, con lo scopo (fallito) di comporre l'eresia ariana, fu solo l'esempio più evidente - ed i suoi successori ebbero meno ritegno di lui.

Già con i suoi successori cominciò ad emergere una differenza tra Oriente ed Occidente nel modo di intendere i rapporti tra Stato e Chiesa: mentre l'imperatore in Oriente assunse una dignità superiore a quella di un vescovo, e finì con il sottomettere la chiesa al proprio volere (inaugurando uno stile di governo detto "cesaropapismo", caratteristico non solo dell'impero bizantino e di quello russo, ma anche dei paesi islamici, che in questo come in altri campi avrebbero imitato le istituzioni bizantine), in Occidente la chiesa si trovò spesso ad essere l'unica istituzione funzionante in un impero traballante - con il risultato che riuscì a rivendicare la supremazia sull'impero.

Nel riassumere il libro ho badato soprattutto al contributo del potere civile al crearsi di questo stato di cose, un po' perché non sono ferrato in teologia, ed un altro po' perché il potere civile riguarda tutti, ma la teologia cristiana solo chi fa parte della chiesa; Filoramo però dedica molto spazio anche ai vescovi ed ai teologi cristiani che ne hanno approfittato oppure teorizzato tutto questo - principalmente Atanasio, Ambrogio, Agostino; quello che scrivono in proposito risulta ora indigesto perfino alla maggior parte dei cattolici post-Vaticano 2° - il che non toglie che abbia fatto molto danno.

Tutto questo fa pensare che l'intolleranza cristiana sia tanto radicata (e con basi scritturali non trascurabili) che l'unica cosa che si possa fare sia mettere le chiese in una "sandbox", ovvero imporre una rigorosa separazione tra chiesa e stato, che impedisca a codesta intolleranza di nuocere anche a chi non riconosce l'autorità di codeste chiese - e senza che, di contro, chiese e fedeli abbiano da temere abusi da parte dello stato.

Raffaele Ladu

Savage risponde a Cain



Dan Savage è un "columnist" americano gay molto famoso (ha un blog, ma viene pubblicato in syndication da molte testate); e se una volta suscitava le ire di molti dicendo che la bisessualità non esisteva, qualcuno gli ha recentemente fatto capire che aveva torto.

Visto che uno dei candidati repubblicani alla Casa Bianca, Herman Cain, ha detto che “essere gay è una scelta”, lui ha risposto:
Caro Herman, 
se essere gay è una scelta, daccene la prova. Fai la scelta. Scegli di essere gay tu stesso. Mostra all’America come si fa, Herman, mostraci come un uomo può scegliere di essere gay. Ciucciami il cazzo, Herman. Dimmi quando e dove, e porto il mio cazzo, una troupe con la videocamera, mi sgonfi con un pompino, e vinci la discussione. 
Tuo per sempre,
Dan Savage
Savage ha aggiunto:
“Quando qualcuno sostiene che essere gay è una scelta, non sta solo insultando i gay (e mostrando la sua ignoranza della scienza dell’orientamento sessuale). Insulta gli etero. Se l’omosessualità è una scelta, così lo è anche l’eterosessualità. La scorsa notte alla CNN Herman Cain ha detto che essere etero è una cosa che un etero può prendere o lasciare. Herman Cain pensa che l’eterosessualità sia una cosa da cui un eterosessuale può fuggire, come una casa allagata od un pasto orribile. Gli etero dovrebbero arrabbiarsi quando sentono un etero dire cose del genere”.
A questo botta e risposta tra Cain e Savage si può aggiungere l'osservazione che si trova qui:


secondo cui Cain avrebbe detto che la differenza tra appartenere ad una minoranza sessuale ed una razziale è che nel primo caso puoi "lavar via" la tua appartenenza, nel secondo caso no.

Ammesso e non concesso che l'appartenere ad una minoranza sessuale possa essere "lavato via", ovvero si possa uscire da quella minoranza per scelta, colui che vuole diventare Presidente degli USA si rende conto che ci sono appartenenze da cui si può in teoria uscire, ma che sarebbe inumano pretenderlo?

  • Si può perseguitare chi ha un coniuge di un certo tipo, perché da l*i avrebbe potuto divorziare?
  • Si può perseguitare chi ha dei figli di un certo genere, perché avrebbe potuto abortirli?
  • Si può perseguitare chi appartiene ad una religione, perché tanto lui può convertirsi ad un'altra?
  • Si può perseguitare chi appartiene ad un popolo o un'etnia, nel caso quest'etnia o popolo abbiano un meccanismo che consenta a chi ne fa parte di abbandonarli?
  • Si può perseguitare chi coltiva ed esprime idee politiche, filosofiche, etiche di minoranza?
  • Si possono discriminare le donne, perché se dal punto di vista medico la transizione da femmina a maschio è possibile con discreti risultati, si può perciò supporre che chi si ostina a rimanere donna lo faccia per scelta?
Ci sono scelte che non si possono discutere, specialmente in un paese libero come l'America, e Cain se ne deve essere dimenticato.

Raffaele Ladu

Un deputato leghista si offende perché gli danno dell'omofobo

http://www.corriere.it/politica/11_ottobre_20/twitter-camera-rissa-ferrari-poliedri_9563bbc2-fb28-11e0-b6b2-0c72eeeb0c77.shtml

L'articolo riporta la prima rissa alla Camera dei Deputati italiana causata da un post su Twitter.

Pierangelo Ferrari, PD, posta su Twitter:

«L'on Polledri, Lega, ultracattolico e omofobo, interviene attaccando la Bce. Nel nome di CrediNord, la banca leghista fallita»

Massimo Polledri, Lega Nord, non ribatte su Twitter, ma va da Pierangelo Ferrari strillando:

"Mi hai dato del malato!"

Uno pensa che i nostri deputati finalmente abbiano aperto un libro di medicina e si siano resi conto che l'omosessualità non è una malattia, ma non è così per l'omofobia, e quasi se ne rallegra; ma con ogni probabilità è successo quello che hanno detto altri deputati - ovvero che Polledri ha equivocato, e la sua ignoranza è confermata.

Un anonimo utente Twitter ha commentato:

"Io la conosco la differenza tra omofobo ed omosessuale ... sono pronto per il Parlamento?"

Direi che lui è troppo intelligente per fare il politico. In Israele si commenta amaramente: una volta gli insegnanti per lodare un alunno dicevano che aveva la testa che ci voleva per fare il ministro - ora un simile apprezzamento può motivare una querela per diffamazione. Non è diverso in Italia.

Raffaele Ladu

La filogenesi del'HIV secondo un articolo del NYT

Traduco quest'articolo, in due pagine:

[1] http://www.nytimes.com/2011/10/18/health/18aids.html

[2] http://www.nytimes.com/2011/10/18/health/18aids.html?pagewanted=2

che recensisce un'interessante libro sulla filogenesi dell'HIV.

(quote)

Dallo scimpanzé, all'uomo ed ai libri di storia: la via dell'AIDS
di Donald G. McNeil Jr.
pubblicato sul New York Times il 17 Ottobre 2011

[pagina 1]

La nostra storia comincia pressappoco nel 1921, in un luogo tra il fiume Sanaga in Camerun ed il fiume Congo nell'ex-Congo belga. Coinvolge scimpanzé e scimmie con la coda, cacciatori e macellai, "donne libere" e prostitute, siringhe e venditori di plasma, malvagi legislatori coloniali e bravi dottori coloniali con le migliori intenzioni; ed un virus che, contro ogni probabilità, sembra essere riuscito a passare da un primate nella giungla centroafricana ad un burocrate haitiano che lasciò lo Zaire per tornare a casa e poi ad alcune dozzine di uomini nei bar gay della California prima che fosse avvistato - circa 60 anni dopo l'inizio del suo viaggio.

La maggior parte dei libri sull'AIDS inizia nel 1981, quando gli uomini gay americani cominciarono a morire di una rara forma di polmonite. In "The Origins of Aids", pubblicato la settimana scorsa dalla Cambridge University Press, il Dottor Jacques Pépin, infettivologo all'Università di Sherbrooke in Québec, compie una rimarchevole impresa.

Il Dott. Pépin setaccia la tempesta di articoli scientifici scritti sull'AIDS, vi aggiunge la sua formazione di epidemiologo, le sue osservazioni dal trattamento di pazienti in un ospedale nella foresta, i suoi studi del sangue dei vecchi africani, anni di scavi negli archivi delle potenze coloniali europee, e ne tira fuori il più probabile sentiero che il virus ha preso negli anni in cui praticamente non ha lasciato traccia.

Procedendo pian piano a partire dal 1900, egli spiega come le politiche coloniali di Belgio e Francia abbiano  portato ad un evento incredibilmente improbabile: un fragile virus che infetta una piccola minoranza di scimpanzé finì nel sangue di una manciata di cacciatori, uno dei quali deve averlo trasmesso ad una catena di "amplificatori" - campagne di eradicazione delle malattie, distretti a luci rosse, un centro plasma haitiano ed il turismo sessuale gay. Senza codesti amplificatori, il virus non sarebbe stato quello che è ora: un feroce pellegrino su una montagna di 62 milioni di vittime, tra vivi e morti.

Nei primi anni '80, il Dott. Pépin era un giovane dottore che combatteva un'epidemia della malattia del sonno in un ospedale a Nioki, in quello che era un tempo il Congo belga, ora lo Zaire, ed ora è la Repubblica Democratica del Congo. Allora il virus era ignoto in Africa, ma il suo lavoro gli diede degli indizi che lo avrebbero aiutato nel suo percorso.

In retrospettiva, dice nel suo libro, egli potrebbe aver infettato inavvertitamente alcuni suoi pazienti. In teoria, le siringhe di vetro usate a Nioki erano sterilizzate nell'autoclave dell'ospedale; ma poiché mancava spesso la corrente, gli infermieri invece le bollivano. "E non stavo poi tanto attento a quanto a lungo le bollissero", ha detto in un'intervista.

Poi, lavorò in Guinea-Bissau sull'HIV-2, imparentato con l'HIV-1, ma che causa una forma più benigna e difficile da trasmettere di AIDS con cui molti pazienti convivono per decenni. Notando che i casi erano più comuni tra gli anziani, concluse che l'epidemia stava estinguendosi. Se la trasmissione sessuale tra i giovanotti non la stava rinfocolando, ci doveva essere qualche altra via che aveva reso la malattia così diffusa tra i vecchi. Sospettò l'aggressiva campagna che i dottori coloniali combattevano contro la sifilide, la framboesia, la lebbra ed altri mali fino all'indipendenza negli anni '60. Tutti loro usavano le iniezioni, perché le versioni in pillole degli antibiotici o non c'erano o costavano troppo.

Nel 2005, Pépin iniziò gli studi sul campo. Prelevando campioni di sangue da africani dai 55 anni in su, egli mostrò che coloro che avevano avuto molte iniezioni in gioventù, oppure erano stati sottoposti alla circoncisione rituale, in cui molti ragazzi venivano tagliati con il medesimo coltello, spesso avevano degli anticorpi contro l'epatite C o l'HTLV, un virus poco noto che, come l'HIV-1, viene dagli scimpanzé e colpisce i CD4, ma è innocuo.

Questa era una prova inconfutabile che aghi e siringhe avevano diffuso altri virus.

I campioni di sangue e tessuti conservati nei congelatori degli ospedali africani ed europei che trattano africani - alcuni risalgono agli anni '50 - formano una mappa dei ceppi virali sorprendentemente complessa. Per esempio, i bianchi ed i neri sudafricani hanno ceppi diversi. "Pochi afrikaner omosessuali fanno sesso con zulù eterosessuali", osserva Pépin. Il ceppo dei bianchi è comune tra gli uomini gay americani ed europei; mentre quello più comune tra i neri è sceso a sud attraverso lo Zambia.

Il virus dell'immunodeficienza scimmiesca, che infetta scimmie con e senza coda, è mappato in modo simile; lo si è trovato prima negli animali degli zoo, ma ora viene rintracciato da équipes nella giungla che ne estraggono il DNA dalle feci.

L'antenato dell'AIDS si trova in una sottospecie di scimpanzé, Pan troglodytes troglodytes, che in natura vive solo tra i fiumi Sanaga e Congo (gli scimpanzé non sanno nuotare). E' una miscela di virus scimmieschi che provengono dal cercocebo dal collare [Cercocebus torquatus] e dal cefo [Cercopithecus cephus], piccole scimmie a cui gli scimpanzé danno la caccia per mangiarle.

Negli archivi coloniali a Parigi, Marsiglia, Bruxelles, Lisbona e Londra, il Dott. Pépin ha scovato dei vecchi documenti di cliniche in cui, già nel 1909, le prostitute africane erano tenute a subire ispezioni per le malattie veneree. Egli ha letto fino in fondo cataste di giornali, come la "Voix du Congolais", che scrissero molto sulla poligamia e la prostituzione, ed ha attentamente esaminato gli studi degli etnografi europei.

(Ovviamente, la sua padronanza del francese è stata cruciale).

In breve, questo è il racconto del suo epico viaggio:

In natura, non più del 6% circa degli scimpanzé comuni (Pan troglodytes) sono infetti; in ogni branco, ogni femmina si accoppia con molti maschi, ma è raro l'accoppiamento con estranei, per cui la maggior parte dei branchi è indenne, mentre alcuni sono gravemente infetti.

I quattro gruppi genetici dell'HIV-1, M, N, O e P, mostrano che esso ha fatto il salto dallo scimpanzé all'uomo almeno quattro volte nella storia. Ma più del 99% dei casi è del gruppo M.

Come mai solo uno si è diffuso?

[pagina 2]

La datazione con l'orologio molecolare mostra che il gruppo M ha raggiunto gli umani all'incirca nel 1921. Gli scimpanzé sono troppo grandi ed agili per poter dare loro la caccia con armi diverse da quelle da fuoco, che fino al 20° secolo erano quasi esclusivamente in mani bianche.

Usando i dati dei censimenti coloniali, indagini su come gli attuali cacciatori nella foresta macellano le vittime, ed i tassi di infezione tra gli infermieri punti da aghi sporchi, il Dott. Pépin calcola che, nei primi anni '20, non più di 1.350 cacciatori potevano aver avuto uno scambio di sangue con scimpanzé comuni. Solo il 6% degli scimpanzé - circa 80 - potevano essere infetti, e meno del 4% dei cacciatori che si erano graffiati potrebbero averlo preso. Questo fa al massimo tre cacciatori infetti.

Data la grande inefficacia della via sessuale - in alcuni casi marito e moglie possono far sesso per mesi senza trasmettere l'HIV, il sesso da solo non avrebbe mai consentito a tre cacciatori - ma neanche ad una dozzina - di trasmetterlo ai milioni di oggi, egli argomenta. Ci deve essere stato un amplificatore.

Gli studi tra gli eroinomani - cita esempi dall'Italia, da New York, Edimburgo e Bangkok - mostrano che la trasmissione attraverso il sangue è 10 volte più efficiente.

Negli anni '20, le siringhe di vetro fatte a macchina sostituirono le costose siringhe soffiate a mano, e belgi e francesi attaccarono molte malattie nelle loro colonie, sia per paternalismo, che per creare un'immunità di branco che proteggesse i bianchi. I pazienti potevano ricevere anche 300 iniezioni in tutta la vita. Ma in questo modo si sono diffuse altre malattie; una campagna egiziana contro la schistosomiasi terminò nel 1980 dopo aver trasmesso a metà dei suoi "beneficati" l'epatite C.

Così, un cacciatore infettato dal gruppo M poteva diventare diverse dozzine. A questo punto il Dott. Pépin sposta il fuoco sulle due città affacciate l'una sull'altra in Congo: Léopoldville (ora Kinshasa) sulla parte belga e Brazzaville sulla parte francese.

Esse sono la culla dell'epidemia: qui c'è la maggior diversità virale, ed il più vecchio campione di sangue positivo, del 1959, viene da qui.

Dal 1900 in poi, esse crebbero da piccoli avamposti sui fiumi a città, ma soltanto i neri con permessi di lavoro coloniali potevano viverci legalmente. Ovviamente, le donne li seguirono. Ma fino al 1960, i bordelli erano rari. La maggior parte delle donne erano "femmes libres" - fuggite dalla poligamia rurale che tipicamente avevano solo tre o quattro clienti per cui inoltre cucinavano e facevano il bucato.

Le autorità coloniali tolleravano e tassavano questo. Ad un certo punto la "tassa sulle zitelle" era il 20% delle entrate di Stanleyville [ora Kishangani - ma Venezia non era da meno].

Dacché le "femmes libres" avevano pochi partner, la trasmissione virale era probabilmente stentata, anche si furono notate occasionali epidemie di epatite nelle cliniche in cui le prostitute ricevevano le iniezioni di penicillina contro la sifilide - che suggeriscono anche qui amplificazione attraverso gli aghi.

Tutto cambiò negli anni '60. La Seconda Guerra Mondiale aveva gonfiato le città, che fornivano agli alleati le materie prime che avevano perso quando il Giappone conquistò le colonie asiatiche. Allora, quando i bianchi fuggirono dal caos dell'indipendenza, le economie crollarono, e la povertà dilagò.

Nacquero dozzine di bar & bordelli detti "fenicotteri", la concorrenza costrinse le donne disperate ad avere rapporti con fino a mille clienti l'anno, e fu interrotto il trattamento per le malattie veneree. Ci dev'essere stata un'esplosione virale come quella che sarebbe avvenuta vent'anni dopo in una banda di prostitute di Nairobi studiata da vicino: nel 1981, il 5% di loro aveva il virus; tre anni dopo, ce l'aveva l'82%.

Il successivo anello della catena fu Haiti. Poiché i belgi bianchi non formarono mai un'élite africana, sì e no solo 30 congolesi che non fossero preti avevano una laurea al momento dell'indipendenza.

Per colmare il vuoto, le Nazioni Unite assunsero insegnanti e burocrati all'estero. Circa 4.500 haitiani risposero all'appello; erano neri, ben istruiti, parlavano francese, e volevano guadagnare di più che a casa.

Ora i calcoli del Dott. Pépin diventano un po' più congetturali.

Il gruppo M dell'HIV-1 si divide a sua volta nei sottogruppi da A a K.

L'epidemia ad Haiti, proprio come quella in Nordamerica e nell'Europa occidentale, appartiene quasi tutta al sottogruppo B. Ma il sottogruppo B è così raro in Africa centrale che esso produce meno dell'1% dei casi.

Questo suggerisce che l'AIDS abbia passato l'Atlantico dentro il corpo di un solo haitiano. La datazione con l'orologio molecolare indica che ha raggiunto Haiti all'incirca nel 1966.

Il Dott. Pépin sostiene un'altra volta che una rapida espansione solo attraverso il sesso è matematicamente impossibile, e che ci dev'essere stato un amplificatore. Pensa che il colpevole sia stato un centro plasma di Port-au-Prince chiamato Hemo-Caribbean, che funzionò tra il 1971 ed il 1972, ed aveva notoriamente uno scarso livelo igienico.

I centri plasma, prendono il sangue, lo centrifugano, e restituiscono gli eritrociti. Se non si usano nuove linee per ogni paziente, si diffondono le infezioni. La trascuratezza nel maneggio del plasma avrebbe in seguito causato epidemie di HIV in Messico, Spagna, India e, nel caso più famoso, nelle campagne cinesi, in cui 250.000 venditori [del proprio plasma] furono infettati.

Il comproprietario di Hemo-Caribbean era Luckner Cambronne, capo della temuta polizia segreta dei Tontons Macoutes. Soprannominato "il vampiro dei Caraibi", e morto nel 2006, il signor Cambronne salassava  6.000 venditori che venivano pagati appena 3 dollari al dì ed esportava negli USA 1.600 galloni (più di 6.000 litri) di plasma al mese, secondo un articolo del New York Times.

Haiti era anche una destinazione primaria per i turisti del sesso gay americani; la guida di viaggi Spartacus spiegava quanto volevano farsi pagare i giovani haitiani. All'inizio degli anni '80 il sottogruppo B stava uccidendo sia gli omosessuali americani che gli emofiliaci, suggerendo che era arrivato attraverso ambo le vie. Era iniziata la moderna storia dell'AIDS.

Tra l'altro, il Dott. Pépin confuta altri miti delle origini.

Il più grottesco era quello che lui ha chiamato la moda del "Viagra chirurgico" degli anni '20. Circa 2.000 uomini americani ed europei - vecchi, ricchi ed impotenti - si fecero impiantare nei loro scroti testicoli di scimpanzé. La moda perì quando si diffuse la voce del rigetto degli impianti, e dopo che alcune donne si fecero impiantare delle ovaie di scimpanzé, cosa che scandalizzò gli editorialisti, che suggerirono che esse avrebbero generato degli ibridi uomo-scimmia.

Un mito più noto viene da un libro del 1999 intitolato "The River", che sosteneva che il virus era in un vaccino sperimentale contro la polio che si diceva fosse stato coltivato in cellule di scimpanzé.

L'anno scorso, quando il suo editore inviò la bozza del manoscritto del Dott. Pépin al Dott. Max Essex, presidente dell'Iniziativa sull'AIDS della Facoltà di Salute Pubblica dell'Università di Harvard, il Dott. Essex era "prevenuto contro l'idea", disse in un'intervista, perché ancora turbato dalla "distorta insensatezza" dell'ipotesi della polio.

"Ma ne sono stato piacevolmente sorpreso. Questa è dottrina scientificamente solida ed obbiettiva", disse il Dott. Essex.

Il Dott. Alan Ronald, un esperto di AIDS dell'Università del Manitoba che inziò lo studio sulle prostitute di Nairobi, lesse anch'egli una prima versione del libro e dichiarò il Dott. Pépin "uno degli eroi non celebrati della ricerca sull'AIDS".

Mentre altri avevano speculato che fossero state le siringhe ad amplificare il virus, "Jacques ha fatto gli studi sui vecchi che ci servivano".

Il Dott. Pépin ha trovato inoltre delle prove affascinanti di quelle che avrebbero potuto essere antiche epidemie di AIDS.

Il Dott. Léon Pales, un medico militare francese, indagò sui tassi di mortalità in cabrata tra gli uomini che costruivano la Ferrovia Congo-Mare negli anni '30; in 26 autopsie egli trovò una condizione logorante che chiamò "cachessia del Mayombe", dalla regione della giungla in cui questi uomini morirono; gli uomini avevano cervelli atrofici, linfonodi addominali ingrossati, ed altri sintomi rivelatori dell'AIDS.

Ed in uno dei suoi propri studi sui vecchi africani, fu detto al Dott. Pépin che molti di coloro che avevano ricevuto iniezioni contro la malattia del sonno negli anni '40 erano morti negli anni '50. Dacché molti dei superstiti erano infetti dall'HTLV, un altro virus degli scimpanzé, egli suppose che i loro amici morti da molto tempo potessero essere stati tra le prime vittime dell'AIDS.

(unquote)

Traduzione di Raffaele Ladu

20 Ottobre - Spirit Day

[1] http://www.pinknews.co.uk/2011/10/19/facebook-twitter-and-google-to-mark-spirit-day-for-bullied-gay-teens/

[2] http://www.glaad.org/spiritday

[3] http://www.facebook.com/raffaele.ladu1

Per commemorare gli adolescenti che si tolgono la vita a causa del bullismo omofobico, l'anno scorso il 20 Ottobre è stato dichiarato "Spirit Day = Giornata dello Spirito" - e lo "spirito" è simboleggiato dal colore viola (purple) nella bandiera arcobaleno [1].

Per la commemorazione si consiglia di virare in viola la propria foto sul profilo Facebook, Twitter, Google+ ([2] contiene delle applicazioni che lo fanno) oppure di vestire di viola.

Io ho virato la foto del mio profilo [3].

Raffaele Ladu