The Church and the Homosexual / John J. McNeill

Ho appena finito il libro:
Che ho trovato molto utile in quanto smonta le basi dell’omofobia di tipo cattolico; è un vero peccato però che lo faccia convertendo l’omofobia in bifobia.

Le prime avvisaglie di questo si hanno quando egli affronta, alle pagine 53-56, Romani 1:26, che qui riporto nella versione della Nuova Riveduta:
Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura.
McNeill osserva che non si può pensare che Paolo intendesse l’espressione “parà phýsin = contro natura” come la intendiamo noi, cioè contro una legge universale per tutti valida, perché questo concetto risale alla Bassa Scolastica, ovvero a dodici secoli dopo Paolo; Paolo probabilmente intendeva “phýsis = natura” al modo degli Stoici, ovvero come la legge a cui deve conformarsi il singolo essere.

La scommessa di McNeill è dimostrare che esistono persone la cui “phýsis = natura” è proprio l’avere rapporti omosessuali anziché eterosessuali (non ci vuol molto: ci ha già pensato la psichiatria del 19° Secolo); di queste persone non si può dire che hanno rapporti omosessuali perché Dio ha voluto punirle infliggendo una passione contraria alla loro natura, e così loro vengono sdoganate.

Sbaragliato Paolo di Tarso, è facile espugnare Tommaso d’Aquino: egli tratta dell’omosessualità nella parte della Summa Theologiae (latino, inglese, versione bilingue latino-italiano zippata) che tratta della libidine sfrenata, come se non esistessero persone la cui natura è avere rapporti omosessuali, ma soltanto persone  “diversamente etero” (per citare il titolo di un interessante documentario), ovvero eterosessuali che hanno rapporti omosessuali solo per vizio (come le donne delle fantasie erotiche di molti uomini, potrei dire); ma la dimostrazione precedente, che cioè le persone omosessuali esistono, lascia senza argomenti il Dottor Angelico.

Al racconto biblico di Sodoma e Gomorra John McNeill dedica una lunga ed approfondita confutazione dell’interpretazione tradizionale ed omofoba, che non riporto qui perché un’altra cosa mi preme: chi paga il dazio di questo sdoganamento.

Se ci sono persone che hanno rapporti omosessuali conformemente alla propria natura, ed altre che li hanno contrariamente alla propria natura (se queste ultime non ci fossero, il brano paolino citato non avrebbe alcun senso, e l’ex-gesuita John J. McNeill non se lo può permettere), allora diventa possibile scrivere il brano alle pagine 41-42 che qui vi traduco:
(…) Noi dobbiamo perciò distinguere l’invertito dal pervertito.Il pervertito non è un omosessuale genuino; semmai, è un eterosessuale che si dà a pratiche omosessuali, od un omosessuale che si dà a pratiche eterosessuali. Questa distinzione tra la condizione dell’inversione ed il comportamento della perversione è indispensabile per una corretta interpretazione delle fonti bibliche e della tradizione.
Il vero problema morale dell’omosessualità ha a che fare con il giudicare il valore morale dell’attività sessuale tra omosessuali genuini che cercano di esprimere il loro amore reciproco con un gesto sessuale. La Scrittura la si può interpretare come la condannatrice chiara ed esplicita della vera attività omosessuale solo se la si può interpretare come condannatrice dell’attività del vero invertito. Ma con molta difficoltà si può dire che la Bibbia si riferisce a tali situazioni, dacché la condizione di inversione, con tutte le sue peculiarità, era abbastanza ignota al tempo. Di contro, c’è ampia prova che nella maggior parte dei luoghi in cui la Scrittura affronta l’omosessualità, l’autore aveva probabilmente in mente quella che noi oggi chiameremmo perversione, ovvero l’indulgere in attività omosessuali da parte di coloro che per natura avevano un’inclinazione eterosessuale.
All’anatema religioso segue la diagnosi psicopatologica, che si trova alle pagine 182-183:
Però, la vera scelta morale riguarda l’impegnarsi o l’incapacità di impegnarsi con un altro essere umano suo prossimo. Le persone che deliberatamente rimangono allo stadio immaturo dell’ambiguità nelle loro preferenze sessuali tenderanno a rimanere senza impegno nelle loro relazioni personali. La mancanza di un vero impegno verso un’altra persona umana è, forse, la mancanza morale essenziale in ogni relazione sessuale, sia essa eterosessuale od omosessuale. Noi abbiamo già esplorato le ragioni di prudenza per scegliere un orientamento eterosessuale ogniqualvolta questa rimane una possibilità aperta. Ma la primaria questione morale è quella della qualità dell’impegno che uno ha verso un altro essere umano suo prossimo. Finché l’ambiguità soggettiva della propria preferenza sessuale è usata per razionalizzare l’incapacità di impegnarsi con fedeltà in una genuina relazione di amore sessuale, quell’ambiguità dovrebbe essere considerata uno stato amorale. Però, per uno che entra attivamente in relazioni sessuali, il mantenere tale ambiguità allo scopo di evitare l’impegno potrebbe essere una scelta immorale.
Dopo aver precisato che McNeill ora si guarda bene dal consigliare l’eterosessualità a chi può abbracciarla (lo precisa nell’Appendice 1), in quanto le vittorie del movimento LGBT hanno reso meno cogenti le “ragioni di prudenza” a cui accennava, va detto che in questo brano McNeill dimostra di ritenere mature solo le persone che coltivano l’attrazione per un genere solo (McNeill conosce benissimo la differenza tra sesso e genere, e ricorda più volte che noi nasciamo maschi e femmine, ma diventiamo uomini e donne).

Questo giudizio non aveva molto senso già nel 1976, anno della prima edizione del libro, ne aveva ancor meno nel 1993 (anno di questa edizione), e non ne ha più nessuno adesso - e provo a spiegare perché.

Distinguiamo innanzitutto l'orientamento sessuale dall'identità sessuale; come aveva già notato Kinsey, l'orientamento sessuale è un continuum: si passa da persone eterosessuali al 100% a persone omosessuali al 100%, ed in mezzo ci sono le persone attratte in diversa misura da entrambi i sessi (che sono in verità la maggioranza: oltre ai bisessuali dichiarati, sono ben pochi i maschi ed ancora meno le femmine che possono dire di non essere mai stati attratti da persone del genere “sbagliato”).

Ragionare in termini di percentuali (e magari su più dimensioni, come faceva Klein) è utile per la ricerca, ma scomodo per la vita quotidiana, per cui la gente non usa categorie continue, ma discrete - non si dice in che percentuale si è attratti da un genere o dall'altro, ma si dice: “Io sono etero”, “Io sono omo”, “Io sono bi”, eccetera.

Non c'è niente di sbagliato ad adottare un'identità, purché ci si ricordi che essa è una costruzione arbitraria, che un individuo ha molteplici identità che si intersecano (e quindi nessuna lo esaurisce), e non si ceda alla tentazione di dividere le identità in “elette” e “reiette”.

McNeill cerca di spiegare ai suoi (ex-)colleghi teologi per quale motivo Dio (e non il demonio) avrebbe voluto che alcune persone fossero omosessuali, e questo, da una parte gli fa invocare i più frusti stereotipi (i gay sarebbero più spirituali, più empatici, più artistici, ci ricorderebbero la fondamentale differenza tra il sesso ed il genere, ecc.), che non sono meno pericolosi solo perché più lusinghieri, dall'altra lo costringe a dare alle identità eterosessuale ed omosessuale un fondamento metafisico - anziché riconoscere che sono culturalmente e storicamente determinate.

Eppure lui sa benissimo che la Bibbia non parla dell'omosessualità in senso moderno, ed aveva capito benissimo la differenza tra sesso (biologico) e genere (culturale) - ma tutto  questo non lo ha aiutato quando ha dovuto trattare le identità sessuali.

Inoltre, il credere che le uniche identità “elette” perché facenti parte del piano divino siano quella eterosessuale ed omosessuale gli impedisce di rendersi conto che esistono altre possibili identità sessuali, come quella bisessuale (che tipicamente preferisce un genere all'altro, anche se sa di essere attratto da entrambi), pansessuale (quello che si sente attratto dalle persone indipendentemente dal loro genere), queer (che bellamente ignora e sfida le divisioni dell'umanità in generi ed orientamenti sessuali), tutte quante non meno sane di quella etero ed omo.

Se una persona come McNeill è convinta che uno maturando debba assumere un'identità etero od omo, allora un orientamento sessuale che lo rende attratto in misura eguale o quasi da ambo i generi viene tacciato di “ambiguità”, e l'assumere un'identità bisessuale, conforme a tale orientamento, viene visto come segno di immaturità ed incapacità di impegnarsi.

In realtà, i bisessuali non sono peggiori degli eterosessuali o degli omosessuali; la bisessualità è un sintomo psicopatologico soltanto se si manifesta come oscillazione tra un’identità eterosessuale ed una omosessuale, e nel quadro di una grave instabilità dell'immagine di sè che si manifesta anche in altri campi della vita (le semplici fluttuazioni dell'orientamento sessuale vengono normalmente considerate casi di "fluidità sessuale", uno dei modi in cui si manifesta la bisessualità); la maggior parte dei bisessuali ha invece un'identità solida, chiaramente percepibile da chi non si senta obbligato a salvare la faccia a San Paolo.

Oltretutto, McNeill nel suo libro spiega chiaramente che l’argomento del “contro natura” viene facilmente smontato dalla vita quotidiana: la bocca nei vertebrati inferiori nasce per mangiare, ma nella nostra specie serve anche a parlare; nei primati le mani servono ad afferrare, ma a noi umani permettono di scrivere o disegnare in molti modi - non c’è niente di inumano od innaturale quindi nel fatto che due omosessuali maschi o femmine facciano dei loro genitali un uso diverso da quello “aperto alla riproduzione” che ha fatto coevolvere peni e vagine.

Non si capisce quindi perché mai una persona non possa portare l’astrazione dalla biologia e l’immersione nella cultura, caratteristiche precipue della specie umana secondo McNeill, fino al punto rendere la propria attrazione sessuale e disponibilità erotica ed affettiva indipendente dal sesso e dal genere delle persone.

Peccato che il libro di McNeill abbia questo grosso limite – limite che temo spieghi perché McNeill abbia scritto poi un libro intitolato “Freedom, Glorious Freedom : The Spiritual Journey to the Fullness of Life for Gays, Lesbians, and Everybody Else”, che nel titolo parla di “gay, lesbiche e chiunque altro”, ma non di bisessuali o trans.

Il libro era stato pubblicato nel 1976 con l’“imprimi potest” del Generale dell’Ordine dei Gesuiti dell’epoca, Pedro Arrupe, dopo due anni di intenso “peer-review”, e ne era uscita anche una traduzione italiana per i tipi di Città Nuova Editrice.

Ma nel 1978 la Congregazione per la Dottrina della Fede fece revocare l’“imprimi potest”, in quanto, malgrado l’ammonimento dello stesso autore che “imprimi potest” non vuol dire che il testo è perfettamente conforme alla dottrina cattolica (si sarebbe chiesto e concesso in quel caso l’“imprimatur”), bensì che affronta con il debito rigore temi controversi per un lettore specialista che deve usare spirito critico e discernimento, il libro era stato letto avidamente da molti uomini della strada cattolici che stavano creando una pericolosa fronda.

Conseguenza di questa revoca fu il ritiro dalla circolazione dell’edizione italiana – ed anche l’edizione americana che sto leggendo è stata stampata da una casa editrice unitariana (gli unitariani negano il dogma della Trinità); l’autore fu condannato al silenzio sulle questioni relative a sessualità ed omosessualità, ed avendo egli rifiutato di cessare il suo ministero pastorale tra gay e lesbiche, fu espulso dalla Societas Jesu, per intervento dell'allora Generale Peter Hans Kolvenbach, nel 1987.

John J. McNeill si è sposato a Toronto con il suo compagno di una vita Charles Chiarelli nel Settembre 2009, nell’Europride del 2011 a Roma fu tra gli ospiti d’onore, ed ulteriori notizie su di lui si possono trovare in: http://www.johnjmcneill.com/ ; oppure si può guardare questo documentario su di lui: http://www.takingachanceongod.com/ .

Raffaele Ladu