Diario di un gay in fuga

Ha pedalato più di 30 mila chilometri (9 volte il giro d'italia). Da Brescia all'Australia per scappare da una vita che gli sfuggiva e dai suoi tormenti di omosessuale. Sofferenze, gioie e paesaggi che adesso ha messo in un libro

 

Con il fisico che si ritrova potrebbe giocare pilone in una squadra di rugby. Invece Francesco Gusmeri, bresciano, 40 anni, occhi vispi e modi gentili, ha scelto la bicicletta per la sua percussione intercontinentale. Un giorno, il 15 maggio 2007, ha tirato fuori dal garage la Matarozza, la mountain bike di tutta la vita, ed è partito per l'Australia. L'ha fatto per una ragione molto semplice: essere felice. <<Per anni mi sono fatto risucchiare dall'illusione della palanche (soldi, in dialetto bresciano), della Bmw e delle sacrosante dieci ore di lavoro al giorno. Ma qualcosa non funzionava, sentivo che la vita mi sfuggiva come una saponetta. Così ho fatto saltare tutto per aria. E la bicicletta è stato il detonatore>>.

Un viaggio che somiglia a una fuga (raccontata nel suo libro Prendo la buci e vado in Australia, Ediciclo Editore, in uscita in questi giorni), perché il carico emotivo è sempre pesante quando c'è un uomo che pedala solitario. In cima all'Izoard come nel deserto cinese del Taklimakan. Nel carico di Gusmeri ci sono anche i tormenti di un omosessuale che ha sofferto a lungo per accettarsi e farsi accettare.

 

Lei è uscito di casa, ha preso la bicicletta e ha attraversato metà del pianeta. Che sensazioni ha provato la mattina della partenza?

<<Non sono dei momenti, dopo mesi di preparativi ti rendi conto di non essere pronto per niente. Sono partito sgomento, con un groppone in gola e una strana paura addosso. D'altronde quello è il momento dello strappo, per quanto voluto fa impressione. Anche l'arrivo mi ha giocato un brutto scherzo: più che aver conquistato qualcosa, avevo la sensazione di averla persa>>.

           

Come si fa a decidere di mollare tutto e partire per un viaggio di 30 mila chilometri?

<<Bisogna essere abbastanza disperati, desiderare la fuga più di tutto. Io vivo a Brescia, gli argomenti che vanno per la maggiore sono la figa e i motori. Già i ciclisti vengono guardati male, figuriamoci i ciclisti gay.

La nostra è una società rigida che non ti permette di essere te stesso. Se vuoi farlo prima o poi, arrivi a un punto di rottura. Per me, è stato il viaggio in Australia>>.

 

            Perche questa destinazione?

<<Non avevo il mito dell'Australia, era semplicemente il traguardo più lontano. Poi però Melbourne mi ha offerto una grande possibilità. Una volta arrivato, infatti, ho capito che in nessun Paese come quello avrei potuto avere una vita normale, libera dai condizionamenti. Ho sognato di fermarmi lì per sempre. Purtroppo mi è mancato il coraggio e sono tornato. Adesso ne sto pagando il prezzo>>.

 

In che senso?

<<Nel senso che il ritorno è stato traumatico, come immaginavo. Sapevo che mi sarei sentito un disadattato per un sacco di tempo, che non sarebbe stato facile trovare un nuovo lavoro e che la libertà sarebbe evaporata in poco tempo. E così è stato>>.

            

Ma allora che cosa resta di un viaggio del genere?

<<Un nuovo equilibrio, perché 30 mila chilometri in bicicletta ti cambiano soprattutto la testa. A quarant'anni mi ritrovo con un lavoro precario e meno soldi di dieci anni fa. Però sono più felice>>.

 

Tra i paesi che ha attraversato nel suo viaggio c'è anche l'Iran, dove l'omosessualità è vietata per legge. Che impressione le ha fatto?

<<L'omosessualità è un tabù, ma l'ospitalità e il calore che ho trovato in Iran sono tra i ricordi più belli di tutto il viaggio. Solo arrivare a Mashhad mi ha fatto un po' impressione poiché lì, qualche tempo prima, due ragazzi poco più che teenager erano stato impiccati nella piazza centrale, Edalat Square. La loro colpa? Essere omosessuali. E' uno dei pochi momenti in cui ho rivalutato la cultura occidentale. Che poi "occidente" cosa vuol dire ? Brescia e San Francisco non saranno mica la stessa cosa?>>.

 

Qual è stato il tratto più duro del suo viaggio?

<<Beh, forse il prezzo più duro è quello che mi sono risparmiato, sull'altopiano tibetano. Era ottobre, mi trovavo nel deserto del Taklimakan e le condizioni meteo erano già durissime. Quando montavo e smontavo la tenda, la temperatura era sempre sotto lo zero. In più, la bicicletta sfiorava i 70 chili di peso perché avevo ingenti scorte di salire a oltre 4 mila metri di quota. Quella deviazione, però mi è costata mille chilometri extra nel deserto>>.

 

In Cina è stato a casa di Giorgio Bettinelli, mitico vespista e giramondo, morto nel 2008. Che ricordo ha?

<<Bellissimo. Una persona vitale, curiosa, capace di trasformare il viaggio anarchico in uno stile di vita. Quando sono arrivato a casa sua, a Jinghong, stava insegnando a due splendide ragazze a giocare a biliardo. Era parecchio gasato, sembrava un adolescente scalmanato. Lo ammiro per il coraggio con cui ha portato avanti la sua scelta di vivere in modo avventuroso>>.

 

E quello che vede anche nel suo futuro?

<<Prima o poi, la febbre del viaggio mi tornerà. Ho già fatto qualche pensiero sull'Africa, ma anche le Americhe mi attirano. E magari questa volta troverò anche il coraggio di non tornare>>.

 

Da sport week del 4 giugno 2011

Simone Gennari

Sì vuol dire sì

Mi permetto di tradurre un articolo comparso su "The Jewish Daily Forward", un venerando giornale ebraico-americano:
(quote)
Le ebree che decidono di essere troie come vuole lo stereotipo
Di Elissa Strauss
Il successo delle "Slutwalks" - le marce antistupro che sono nate come reazione al commento di un piedipiatti canadese, che disse che vestirsi da troie incoraggia le aggressioni sessuali, e si sono estese a tutto il mondo - ha stimolato un dibattito sull'uso della parola "slut = troia". Alcune, come Gail Dines e Wendy J. Murphy, del Guardian, si oppongono al termine, perché "la parola 'troia' è così profondamente radicata nella visione dicotomica patriarcale 'madonna/puttana' della sessualità femminile, da non poter essere riscattata."
Invece, Chloe Angyal di Feminsting [gioco di parole: "Femin(i)sting = fare la femminista"; "Femin-sting = Pungiglione femminile"] difendono l'uso del termine da parte delle attiviste, spiegando che il termine "Slutwalk" ha avuto un così enorme successo nel rendere le donne "arrabbiate ed attive, nonché ispirate" a non accettare più stronzate. Il dibattito è buono, ma, alla fine, non è nulla di nuovo per le donne ebree, che sono sempre state vittime degli stereotipi sulla loro sessualità. Io do ragione ad Angyal, di "Team Sluts = Troie in branco" - e vi spiego perché.
Per molte generazioni le "J.A.P. = Jewish American Princesses = Principessine Ebree Americane" furono viste come asessuate e/o frigide, uno stereotipo che ha fornito molto materiale all'umorismo ebraico. Per esempio: "Qual è la posizione preferita della J.A.P.? Di fronte a Tiffany!" Oppure: "Il marito di una J.A.P. stava facendo l'amore con la mogliettina quando lei, con grande sua sorpresa, si dimenò ed emise un gridolino di piacere. 'Mio Dio, tesoro!', egli gridò, 'Che è accaduto?' 'Che meraviglia,' rispose lei, 'Mi sono infine resa conto che quelle tende sarebbero più belle se fossero di color pesca!'"
Ma nell'ultimo decennio circa, siamo state trasferite all'altra estremità dello spettro, ed ora ci considerano delle vere e proprie troie.
In alcune cerchie le ebree sono viste come l'alternativa esotica, dallo spirito libero, con le tettone e le trecce selvagge alle simpatiche donne cristiane dai capelli lisci a cui è stata insegnata l'astinenza fino al matrimonio. Diverse definizioni alquanto creative della Principessina Ebraica Americana che si trovano nell'Urban Dictionary fanno riferimento alla nostra presunta promiscuità. Ed in tutti gli anni in cui flirtavo ho incontrato non pochi uomini non ebrei pronti a spiegare, facendo l'occhiolino, quanto erano convinti che le ragazze ebree fossero calde. La nostra reputazione è stata siglata quando Details ha pubblicato un "articolo di tendenza" sull'ascesa della calda ragazza ebrea. L'articolo spiegava:
In un recente sondaggio sul pornoblog Fleshbot, le "ragazze ebree" erano la seconda cosa più desiderata (la prima erano le "lentiggini"). E non è che le ebree furoreggino solo nel mondo XXX: nelle serie TV "Mad Men" e "Glee" seducono i non ebrei, ed agli appassionati di cinema fanno venire i coccoloni quando sentono dire che il film "Il cigno nero" di Darren Aronofsky mostra un rapporto tra le due JILF [Jewess I'd Like to Fuck = Ebrea che Mi Farei] Natalie Portman e Mila Kunis.
Per me, essere una J.A.P. "troia" mi ha offerto un modo di pensare alla mia sessualità che assomiglia a quello che incoraggiano le "Slutwalks". Mi ha aiutato a non associare la mia sessualità con la colpa o la vergogna, ma mi ha indicato un mondo di potere sessuale femminile in cui "sì vuol dire sì". Certo, venire ritenuta promiscua ha le sue connotazioni negative. Ma allo stesso tempo, e non senza ironia, può dare potere. Quando tutti gli altri pensano che tu sia sessuale, è molto più semplice dire: "Sì, certo, sono sessuata." Ed una volta che ti senti a tuo agio a dirlo, sei un passo più vicina al sentire di controllare la situazione.
(unquote)
Credo che l'ultima frase ("Ed una volta che ti senti a tuo agio a dirlo, sei un passo più vicina al sentire di controllare la situazione") vada interpretata al contrario: è quando si sente di controllare la situazione che si può agevolmente esprimere la propria sessualità e la propria trasgressività.
Negli USA è stato notato che le donne lesbiche si comportano in modo sempre più simile ai maschi gay, il che fa pensare che si siano trasformate in modo simile alle "J.A.P." di cui parla l'articolo - e questo è stato possibile perché anche loro hanno smesso di sentirsi inferiori ad altre donne.
E, ovviamente, "sì vuol dire sì" implica che "no vuol dire no".
Raffaele Ladu

Fascisti queer o sodomatti?

"No good deed goes unpunished = Nessuna buona azione rimane impunita", dice un proverbio americano, ed è quello che sta capitando a noi.
Noi abbiamo convinto una giunta comunale con feroci precedenti contro le persone omosessuali a concedere il patrocinio (ed il teatro Camploy a gratis) ad uno spettacolo contro l'Aids, nel dicembre 2010; nel maggio 2011, il patrocinio lo ha dato anche la giunta provinciale, e quella comunale, oltre al Camploy, ha dato 1.500 Euro di finanziamento ad uno spettacolo contro l'omofobia che esplicitamente propugnava la parità degli orientamenti sessuali, parodiando la più veronese delle opere di Shakespeare.

Quando leggete il "Romeo e Giulietta", un testo che ha già attirato l'attenzione dei teorici queer per il rapporto omoerotico Romeo-Mercuzio, trovate al primo verso "Two households, both alike in dignity = Due casate, di egual dignità", un testo che può essere facilmente attualizzato dalla faida Montecchi-Capuleti alla rivalità tra etero ed omo, altrettanto dannosa per la convivenza civile - nonché per la vita delle persone coinvolte in un odio insensato.

Troppo ghiotta l'occasione di trasformare Verona dalla città dei melensi cuoricini alla città in cui ogni amore, anche quello statisticamente più improbabile, viene riconosciuto e nobilitato - e se una giunta comunale ed una provinciale decidono di investire il loro capitale politico, rischiando la scomunica da parte di un'ultradestra che non sa nemmeno come si legge la Bibbia (non si interpreta mai un passo biblico isolatamente, e Genesi 18 va letta insieme con Ezechiele 16:48-49, che spiega chiaramente che la colpa di Sodoma fu il rifiutarsi di aiutare l'afflitto ed il povero) ed attribuisce all'essere perfettissimo che adora un senso morale peggiore di quello di un bimbo, beh, queste giunte meritano un plauso.



Siamo stati accusati di aver tradito la causa antifascista, e ci siamo beccati perfino la nomea di "Fascisti Queer", perché avremmo dato alle forze politiche con cattivi precedenti l'opportunità di riscattarsi.

Ora, cominciamo a rivolgerci a degli esperti in queste cose, ovvero la commissione che allo Yad Vashem conferisce il titolo di "Chasid Ummot ha-'Olam = Giusto delle Nazioni". Essi premiano il non-ebreo che ha rischiato seriamente la vita per salvare degli ebrei dalle grinfie dei nazisti, senza aspettarsi né di convertirli ad altra religione, né un tornaconto economico - e si guardano bene dal badare ai precedenti ed all'ideologia.

Come afferma questo documento tratto dal sito dello Yad Vashem, a pagina 6:

http://www1.yadvashem.org/yv/en/righteous/pdf/resources/german_righteous_among_the_nations.pdf

almeno 11 "Giusti delle Nazioni" tedeschi erano od erano stati iscritti al partito nazista nel momento in cui si sono guadagnati questa distinzione - il caso più noto è quello di Oskar Schindler.

L'editore Silvio Zamorani di Torino, molto attento alla cultura ed alla storia ebraica, soprattutto piemontese, si è pure permesso il lusso di pubblicare questo libro:
Il tempo dell'odio e il tempo della cura : storia di Zofia Kossak, la polacca antisemita che salvo migliaia di ebrei / Carla Tonini. - Torino : Zamorani, [2005]. - 202 p. ; 21 cm.

lusso per nulla costoso, visto che Zofia Kossak-Szatkowska divenne "Giusta delle Nazioni" nel 1982, sebbene nessuno si fosse mai sognato di "candeggiare" il suo antisemitismo.

Non è nostra intenzione elevare coloro che hanno votato per il patrocinio agli spettacoli, e cercato in qualche modo di rimediare ai disastri del 1995 (mito di fondazione sia per l'ultradestra bigotta che per l'ultrasinistra insipida), alle altezze a cui sono assurti i "Giusti delle Nazioni"; facciamo però notare che chi ha più motivo di odiare i nazisti di noi (perché i nazisti volevano estirpare tutto il loro popolo, ci sono riusciti per un terzo, e nel farlo hanno creato dei lutti impossibili da elaborare in ogni loro famiglia) sa che nessuno si è reso imperdonabile.

Sarebbe stato impiccato Eichmann se avesse fatto qualcosa per bloccare lo sterminio degli ebrei di cui era responsabile? Sembra improbabile, perché scopo dichiarato della sentenza era "punire l'accusato e trattenere altri [dall'imitarlo]" - ed impiccare chi si fosse operosamente ravveduto limitando le conseguenze dei suoi crimini avrebbe lanciato il messaggio che per gli autori di alcuni delitti era preferibile andare fino in fondo.

E non ci siamo certo sognati di fare l'operazione che stanno tentando alcuni partiti dell'ultradestra francese ed olandese - legittimare la xenofobia e l'islamofobia in nome della lotta all'omofobia.

Abbiamo scritto molto ed organizzato diversi incontri per spiegare che Islam non vuol dire omofobia, simpatizziamo con la "primavera araba" (al contrario di molti benpensanti che dicono che i mussulmani hanno bisogno di essere imbrigliati da un dittatore per non fare danno), e facciamo di tutto per consentire alle vittime mussulmane dell'omofobia di ottenere la protezione internazionale.

Non abbiamo mai pensato di riuscire a conquistare diritti a spese di altri: sappiamo benissimo di essere "i canarini della miniera", quelli che vengono colpiti per primi dai miasmi di un ambiente malsano, e ci rassegniamo ad essere il fanalino di coda nella carovana dei diritti - ancora in strada quando altri sono già arrivati.

Per quanto riguarda la nomea di "Fascisti Queer", ci siamo divertiti molto a leggere questo strampalato insulto, e ci è tornato in mente uno dei personaggi più curiosi del regime nazista: l'Ammiraglio Wilhelm Franz Canaris (1887-1945).

Nel 1935 egli divenne il capo dell'Abwehr, i servizi segreti militari hitleriani, e fu tra coloro che convinsero Hitler ad appoggiare il Generalissimo Franco; ma già nel 1938 si era reso conto che Hitler stava spingendo la Germania nel baratro, e divenne un feroce ma velato oppositore del regime, che non perse occasione di sabotare.

La sua opposizione al regime crebbe dopo che iniziarono i massacri in Polonia, già nel 1939, e, se non riuscì a sbarazzarsi di Hitler, riuscì comunque a creare attorno a sé un gruppo di cospiratori, e pare che abbia pure sventato un tentativo dei nazisti di rapire od uccidere Pio 12° e Vittorio Emanuele 3°; in ogni caso, sembra che uno dei motivi per cui gli inglesi commissionarono ai partigiani cecoslovacchi l'"eliminazione mirata" di Reinhard Tristan Eugen Heydrich nel 1942 fosse quello di proteggere Canaris, al quale Heydrich cominciava a fare ombra.

Questo doppio gioco non poteva durare: Canaris fu destituito ed arrestato nel Febbraio 1944, ed i cospiratori a lui vicini furono uccisi o costretti al suicidio dopo il fallito attentato del 20 Luglio 1944.

Canaris non fu giustiziato subito, perché lo si riteneva una pedina da scambiare con gli inglesi con cui era stato sempre in contatto, ma alla fine i nazisti lo impiccarono il 9 Aprile 1945.

Canaris salvò centinaia di ebrei, arruolandoli come spie e poi, chissà perché, mandandoli tutti in missione in Spagna o Svizzera - perciò c'è chi cerca di farlo riconoscere "Giusto delle Nazioni"; quello che però conta di più per noi è che Canaris era con ogni probabilità gay.

Judith Butler insegna a chi deve recitare un ruolo, di farne la parodia; Wilhelm Franz Canaris è andato ben oltre, fingendo, sabotando, cospirando con gli oppositori interni ed i nemici esterni, e preparando la caduta del regime nazista - ancora un po', ed un americano avrebbe potuto dire: "He brought the house down = Ha avuto un successo strepitoso".

Se noi avessimo la colossale sfortuna di vivere in un regime totalitario, avremmo già un modello da imitare per combatterlo ed abbatterlo; se per un anonimo graffittaro del Maggio Francese il massimo della vita era essere "di tendenza Groucho", per noi in questo orribile frangente sarebbe motivo d'orgoglio (un orgoglio che si potrebbe pagare con la vita) creare una "Frazione Canaris" del partito unico - per disfarlo dall'interno. Altro che giocare a fare i "Fascisti Queer"!

Le rivoluzioni hanno bisogno di due cose: preparazione culturale e, soprattutto, leggerezza; Karl Heinrich Marx precisò di non essere marxista, ma anche lui avrebbe imparato molto da Groucho.

di Raffaele Ladu

Germania: Una pillola a base di preghiere contro l'omosessualità

DALLA GERMANIA L'ULTIMA FOLLIA SUI GAY: CURE OMEOPATICHE ANTI-OMOSESSUALITA'
La terapia lanciata dall'associazione dei medici cattolici tedeschi fa infuriare la federazione di gay e lesbiche. Pillole che contengono zucchero, psicoterapia e consigli religiosi
domenica 05 giugno 2011 , da il 
Corriere.it
Milano - Cure omeopatiche per combattere l'omosessualità. Ha scatenato rabbia e polemiche l'articolo intitolato «Con l’omeopatia contro l’omosessualità» pubblicato sul magazine online Telepolis che racconta del lancio da parte dell'associazione dei medici cattolici tedeschi (BKA) di una terapia rivolta ai gay e alle lesbiche che vogliono sconfiggere la loro omosessualità. La federazione delle lesbiche e dei gay tedeschi (LSVD) ha giudicato l'iniziativa «un insulto» e ha affermato che ancora una volta i membri della comunità cattolica si dimostrano omofobi e confermano di non avere alcun rispetto per gli omosessuali.

Il BKA, che si autodefinisce «la voce della comunità medica cattolica», afferma che la cura omeopatica può essere acquistata direttamente sul sito web dell'associazione. L'omosessualità - si legge sul sito ufficiale - non è una malattia, ma una serie di trattamenti sono disponibili per tenere a bada tale inclinazione. La terapia è un mix di cure omeopatiche, psicoterapia e consigli religiosi. Ad esempio tra le terapie omeopatiche più controverse l'associazione consiglia la prescrizione di «globuli», piccole pillole che contengono per lo più zucchero: «Sappiamo di numero persone con inclinazioni omosessuali che si trovano in difficoltà e soffrono molto - dichiara Gero Winkelmann, direttore dell'associazione, in una lettera spedita al settimanale tedesco Der Spiegel - Se qualcuno è infelice, malato o si sente in difficoltà, deve sapere che noi possiamo aiutarlo».

Secondo Winkelmann, che sottolinea come l'iniziativa non vuole né ferire né mettere sotto pressione la comunità gay, esiste una ampia e affermata letteratura medica e scientifica che conferma la tesi che l'omosessualità può essere curata. Il professore cita testi di psicoterapia, filosofia e teologia quindi «l'insegnamento della Chiesa cattolica, le Sacre Scritture e gli studi omeopatici di Samuel Hahnemann», il medico tedesco vissuto tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, ritenuto il fondatore della medicina alternativa chiamata omeopatia. Sul sito dell'associazione dei medici cattolici compare anche la testimonianza di un omosessuale tedesco che ringrazia la BKA perché la cura può dare una speranza a tutti i gay che soffrono per le proprie inclinazioni sessuali.

Di diverso avviso appaiono i membri dell'associazione tedesca dei gay e delle lesbiche. Dopo aver precisato che i più importanti studi scientifici affermano che l'orientamento sessuale si manifesta già dall'infanzia, i membri dell’LSVD dichiarano che non è possibile alterare con falsi medicinali le proprie inclinazioni sessuali: «Quest'iniziativa è davvero pericolosa - sbotta Renate Rampf, portavoce dell'associazione gay - Essi usano le insicurezze dei giovani omosessuali e bisessuali e soprattutto quelle dei loro genitori. Queste ridicole soluzioni terapeutiche sono pericolose perché posso essere destabilizzanti». Quindi, dopo aver ricordato che l’Organizzazione mondiale della sanità ha rimosso l’omosessualità dal codice delle malattie internazionali solo nel 1993, dichiara con amarezza: «Il diciannovesimo secolo per gli omosessuali è già finito con novanta anni di ritardo».

Ratzi di nuovo contro coppie di fatto

CHIESA: IL PAPA A ZAGABRIA SI SCAGLIA CONTRO LE COPPIE DI FATTO, NON SONO UNA FAMIGLIA Durante la messa a Zagabria, Benedetto XVI invita a contrastare la convivenza e a gioire per la maternità e la paternità. Il Papa contro le coppie di fatto: "Non sono una famiglia"
Roma - "Non cedete a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio. Mostrate con la vostra testimonianza di vita che è possibile amare, come Cristo, senza riserve, che non bisogna aver timore di impegnarsi per un'altra persona! Care famiglie, gioite per la paternità e la maternità!" Cosi' Benedetto XVI, nella seconda e ultima giornata di visita in Croazia, durante la messa celebrata a Zagabria ha invitato nella sua omelia sul valore della famiglia, a non cedere alla convivenza come sostitutiva del matrimonio.

"Purtroppo dobbiamo constatare, specialmente in Europa, il diffondersi di una secolarizzazione che porta all'emarginazione di Dio dalla vita e ad una crescente disgregazione della famiglia. Si assolutizza una libertà senza impegno per la verità, e si coltiva come ideale - ha aggiunto il Papa - il benessere individuale attraverso il consumo di beni materiali ed esperienze effimere, trascurando la qualità delle relazioni con le persone e i valori umani più profondi; si riduce l'amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e senza apertura alla vita. Siamo chiamati a contrastare tale mentalità! Accanto alla parola della Chiesa, è molto importante - ha osservato - la testimonianza e l'impegno delle famiglie cristiane, la vostra testimonianza concreta, specie per affermare l'intangibilità della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale, il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio e la necessità di provvedimenti legislativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli".

Militia Christi vuole evangelizzarci... che carini!

Militia Christi vuole evangelizzarci... che carini!

Come dire...quando qualcuno non ha altro da fare nella vita.

Welcome to Pride Pork!”


Movimento Politico Militia Christi ha voluto “salutare” a suo modo il vergognoso ed incivile Euro Pride che inizierà oggi a Roma, nei giardini di Piazza Vittorio, dove sono stati montati numerosi gazebo per il cosiddetto “Pride Park”. Il Movimento ha affisso nella notte, su uno dei cancelli di ingresso del parco di Piazza Vittorio, uno striscione con su scritto: “WELCOME TO PRIDE PORK!”, a sottolineare la vera natura della manifestazione omo – sessuale. L’iniziativa esprime lo sdegno di un quartiere intero verso l’organizzazione e verso il comune di Roma, con toni adeguati alla gravità del fatto. Pontifex.Roma, in pieno spirito di adesione alla immutabile e veritiera Dottrina Cattolica, ritiene che tale iniziativa debba essere oggetto di riflessione attenta e doverosa.
Lo striscione “WELCOME TO PRIDE PORK!” non vuol essere assolutamente un insulto alla comunità gay, secondo il nostro punto di vista, bensì un estremo tentativo di evangelizzazione (in stile di catechetica writers) finalizzato a far comprendere alla comunità omosessuale che queste iniziative violano la Legge di Dio, offendono la legge naturale, deturpano la civiltà e scandalizzano i bambini ed i deboli di spirito.