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Anche nella bassa veronese vogliono restare omofobi

A Legnago approvata come a Verona una mozione a sostegno del documento della CEI contro il DDL Zan sull'omotransfobia e la misoginia. Articolo dell'Arena del 31-7-2020


Archivio: URS0003

Milano: Migliaia contro l'Omofobia di Maroni & CO

In migliaia in piazza contro l'omofobia. 
Le famiglie: "I gay? Malati" 
Grande manifestazione contro l'omofobia a Milano, durante il convegno in difesa delle famiglie "naturali". 
Proteste e polemiche: "Ma sapete se i vostri figli sono gay?". Maroni intanto tira dritto: "Ci sarà un altro convegno durante Expo"


Circa 2mila persone, riunite tra via Melchiorre Gioia e Piazza Einaudi a Milano, nei pressi della Regione Lombardia, protestano contro il convegno "Difendere la famiglia per difendere la comunita'", in corso a Palazzo Lombardia. La contro-manifestazione "L'unica malattia e' l'omofobia" e' organizzata da "I sentinelli di Milano", associazione nata per contrastare l'omofobia. "Il convegno in Regione Lombardia e' organizzato da associazioni che si propongono di curare l'omosessualita' come se fosse una malattia - si legge in una nota - ma noi siamo qui per manifestare in maniera pacifica e contestare la visione omofoba contenuta nel convegno patrocinato da Regione Lombardia".

Luca di Tolve: Cronaca di una "Redenzione negata"


Riportiamo qui le parole di una giovane credente vicentina, che ha assistito allo show di Luca di Tolve al Meeting dei Giovani a Schio, la lettera è stata pubblicata sul giornale online VicenzaPiù. Domenica 17 Agosto, contro la presenza di Luca di Tolve e le sue pericolose menzogne è stato organizzato un flash mob da alcuni ragazzi di Schio e dal CSA Arcadia che ha visto la presenza anche delle associazioni lgbt venete.


Gay come GAYSTAPO. Vergognosa associazione di PROVITA

E' chiaro ormai a tutti di come la città di Verona sta facendo una pessima figura davanti a tutto il mondo per un ordine del giorno, L'Odg omofobo del Consigliere Alberto Zelger, che sta mettendo in crisi e in fibrillazione la stessa maggiornaza che lo ha approvato. ALLUCINANTE è la parola che in quest'ultimo mese è risuonata sulle bocche di tutti, da sinistra a destra, anche all'interno della stessa Lista Tosi. ALLUCINATE è il termine GAYSTAPO, con il quale il sito integralista cattolico PROVITA ha definito le associazioni Lgbt veronesi per la loro battaglia contro l'omofobia del consiglio comunale veronese, che lo scorso 25 luglio ha votato e approvato il vergognoso Odg su Famiglia ed Educazione; un ordine del giorno che ha tutto il sapore delle leggi russe contro la "Propaganda gay" volute da Putin. Una grave mancanza di rispetto anche per le migliaia di vittime omosessuali massacrate nei campi di concentramento dal Nazifascismo e di quelle che ancora ci sono nel mondo in stati fortemente condizionati dalla religione, cristiani o islamici che siano.

Sentinelle in guerra

Secondo il dizionario la sentinella è un soldato armato incaricato di fare la guardia ad un determinato luogo. E in effetti le sentinelle in piedi sono gli ultimi soldati di una guerra strisciante che va avanti da secoli, contro le persone lesbiche, gay, bisessuali e trans (LGBT). A guardia di che cosa? Ma semplice: di uno spazio di esclusione. L’obiettivo è escludere qualcuno e difendere privilegi. La loro guerra, i loro precedenti commilitoni, godevano di ben di più di uno spazio da difendere. Tutta la società era il loro spazio di privilegio, che si autodifendeva contro corpi estranei a cui quotidianamente si faceva una guerra diffusa: nelle famiglie, nella politica, nella società, nelle chiese, nelle scuole. I corpi estranei erano loro: le persone LGBT. Umiliate, invisibili, ininfluenti, inferiori. Poi accadde che lo spazio di guerra diffusa cominciò a restringersi, in tutta Europa e nel mondo occidentale. Persino nell’Italia presidiata dalla CEI e dallo Stato del Vaticano. Cominciarono a crescere gli alleati di quelle persone a cui si era fatta guerra. Le persone LGBT cominciarono ad essere orgogliose, visibili, un minimo influenti… e ad ottenere eguaglianza.
Cominciarono a contestare seriamente la gerarchia superiore/inferiore in tema di amore e identità sessuali. Ed ecco che nascono loro, le sentinelle, terrorizzate dall’ipotesi che la società diventi veramente inclusiva, che tutti i cittadini e le cittadine siano trattati/e come eguali indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Poco importa che in questo ritorno di fiamma guerresco, ultimo colpo di coda di un esercito smarrito, si usino i libri e il silenzio al posto delle armi, poco importa che si faccia appello a valori liberali come la libertà di opinione. Le sentinelle usano il linguaggio dell’occidente liberale contro l’occidente liberale, contro l’occidente del primato dell’individuo sulla comunità. E per fare questo necessitano di fingersi aconfessionali e apartitiche quando sono meramente il polo di organizzazione e attrazione crescente di visioni confessionali tradizionalmente in guerra contro le persone LGBT o di destre conservatrici, reazionarie e variamente nazionaliste che propugnano il primato delle comunità sugli individui. I loro alleati spontanei, confessionali e partitici, in altri Paesi chiedono e ottengono morte e galera per le persone LGBT. Nell’occidente liberale dall’800 in poi la virata verso il primato dell’individuo ha liberato il tema dell’amore e rafforzato il tema dell’eguaglianza, e la famiglia oggi è sempre di più vista e vissuta come connubio di amore e persone eguali. Per questo, da semplice mito religioso, la famiglia è diventata diritto umano di tutti/e. Le sentinelle in piedi vigilano affinché questi temi culturali che hanno liberato e rafforzato l’individuo e le sue legittime aspirazioni di felicità (anche nell’intimità) rimangano lettera morta. Soprattutto per le persone LGBT. In piedi o sedute, silenziose o parlanti, a me queste sentinelle non paiono altro che il colpo di coda di una strisciante e secolare pratica di guerra ad esclusione ed eliminazione (simbolica, ma in certi Paesi anche fisica) di qualcuno, il canto del cigno di un esercito di privilegiati. Altro che difesa della libertà di opinione.

di Michele Breveglieri

Noi con l'Europa


Noi per una Nuova Europa con più diritti.
Perché non vogliamo che il gelido vento dell'est arrivi anche qui.

La crisi economica e soprattutto sociale che investe da oramai troppi anni il nostro continente, ha da tempo iniziato a generare mostri. I mostri dell'intolleranza, del razzismo, dell'omo­bi­transfobia.

Disoccupazione crescente, povertà, sofferenza del tessuto produttivo e industriale, con le conseguenti politiche di austerità, stanno portando molte persone a pensare che la principale, e forse l'unica colpa, di tutto questo sia indistintamente“l'Europa”. Una sorta di “Grande Fratello”, un mix di burocrazia cinica e spietata, che attraverso l'Euro, e sotto le direttive della cattiva e prepotente Germania, sta affamando l'intero continente.

In questa situazione, quelli che per anni erano stati gli slogan soltanto di gruppuscoli di estrema destra e di fanatici religiosi, ora si stanno diffondendo fra molti cittadini europei, diversi per classe e provenienza sociale, comprensibilmente stanchi, preoccupati e disillusi. Preoccupazione, disillusione e potremo dire anche paura, a fine 2013 hanno portato nelle piazze italiane un'ondata di proteste di cittadini, categorie produttive e movimenti vari, in uno strano, scomposto e confuso attacco, sia all'inerte classe politica che alle istituzioni europee.



Come però successe in uno dei periodi più bui della storia europea, cioè il periodo della Repubblica di Weimar in Germania (1918­1933), crisi economica pesante e disoccupazione alle stelle, portarono poi all'avvento di un periodo ancora peggiore: il Nazismo – la Seconda Guerra Mondiale e l'Olocausto.


La comunità lgbt* visse il periodo della Repubblica di Weimar come un periodo di “splendore” e relativa libertà, tra feste, apertura di nuovi locali e sale da ballo, e con un movimento politico che stava crescendo, grazie all'impegno diretto di alcuni grandi personaggi come il dott. Magnus Hirschfeld, facendo discrete e importanti rivendicazioni per l'abolizione di vergognose leggi omofobe ottocentesche (Paragrafo 175) e l'ampliamento dei diritti civili.

Nessuno di loro però vide l'addensarsi e l'avvicinarsi impetuoso delle nere nubi della tragedia. E in prossimità del 27 Gennaio, Giornata mondiale della Memoria, questo lo vogliamo ricordare.

Non troviamo così tanto strano che oggi a cavalcare gli umori antieuropei e spaccatutto di questi variopinti e variegati movimenti di protesta senza timone, siano le stesse forze politiche che per anni ci hanno governato con politiche economiche creative e fantasiose, con leggi “ad personam” e “ad castam” che hanno contribuito e aggravato la crisi economica, spesso negandola platealmente (i famosi ristoranti e aerei pieni di Berlusconi ­ NDR Nov. 2011), che hanno distorto e deviato i problemi, facendo leva sulla pancia, la memoria corta e l'elevata ignoranza dei cittadini con pericolose, mirate campagne contro immigrati e noi persone lgbt: un unico micidiale brodo di malcontento economico, celodurismo maschilista, razzismo e omo­transfobia per spostare l'attenzione dei media e fare il pieno di voti.

L'Europa delle banche e dei burocrati diventa la stessa Europa che “sostiene e promuove i matrimoni contronatura”, “che permette le adozioni dei minori a froci” ecc. ecc. ­per non citare che  alcuni degli innumerevoli slogan e prese di posizione che, conditi da pesanti offese, ci siamo sentiti rivolgere in questi anni da non pochi personaggi pubblici e di partito, da organi di informazione, web, radio e giornali, come ricorda la campagna recentemente lanciata da Arcigay: Spegniamo l'odio.

E' importante sostenere questa sacrosanta campagna, soprattutto la petizione ai Senatori e alle Senatrici della Commissione Giustizia, affinché approvino un testo di legge che sia un'arma realmente efficace nel combattere l'omo-bi-­transfobia, senza nessuna concessione a chi pensa che con l'approvazione di questa legge siano negati i fondamentali diritti d'opinione.

Non può essere considerato “opinione” l'incitamento all'odio e alla violenza e l'offesa a tantissimi cittadini e cittadine. Molti altri stati europei, che già applicano politiche sui diritti e sul rispetto delle persone lgbt, hanno da tempo approvato leggi contro l'omo-bi-­transfobia, un pericoloso concetto, che purtroppo notiamo trovare simpatie e complicità anche in molte persone e politici di centro­sinistra, i quali contribuiscono a tenere il freno a mano tirato sui diritti lgbt nel nostro paese.

Nel 2014 giungeremo ad una svolta e potremo capiremo in che tipo d'Europa ci ritroviamo: ci saranno le Elezioni Europee, con la non tanto remota prospettiva di ritrovarci un Parlamento Europeo pieno di fascisti, fondamentalisti religiosi e populisti di destra, che farebbero fare un salto indietro di decenni al nostro continente, su moltissimi temi, sopratutto quelli dei diritti delle persone, dai diritti lgbt a quelli delle donne, degli immigrati, della rappresentanza e della democrazia stessa, spingendo il baricentro del continente ad est, verso la Russia di Putin e la sua finta democrazia, che controlla i cittadini e vieta diritti umani e libertà fondamentali. Né ora né mai, vogliamo che quel gelido vento dell'est arrivi anche qui.

Vogliamo un'Europa sempre più inclusiva, veramente democratica e con sempre più diritti ed opportunità estese ai propri cittadini, vecchi e nuovi.

Milk Verona Lgbt Community Center (Circolo Arci)
www.milkverona.it - agoralgbtq.blogspot.it
#Eurpadirittilgbt  #Milkverona #Noomofobia #Memorialgbt

lgbt* = Sigla che sta per: Lesbian, gay, bisexual, transgender
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Vi proponiamo qualche articolo,  compresi alcuni di cui non condividiamo l'opinione e il contenuto, per una più approfondita riflessione:

SPEGNIAMO L'ODIO! Campagna Arcigay contro l'Omotransfobia.
http://www.arcigay.it/41723/omofobia­spegniamo­lodio­la­campagna­di­arcigay­finanziata­dal­consiglio­deuropa­appello­ai­senatori­per­lestensione­piena­della­legge­mancino/

OMOFOBIA IN EUROPA: L'Italia tra discriminazione e tolleranza
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/03/omofobia­in­europa/699821/

OMOFOBIA SHOCK: E' il secondo reato in Italia dopo il razzismo – Queerblog
http://www.queerblog.it/post/118899/omofobia­shock­e­il­secondo­crimine­dodio­in­italia­dopo­il­razzismo

DIRITTI CIVILI E OMOFOBIA: LA VERA EMERGENZA
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/13/diritti­civili­e­omofobia­vera­emergenza/683572/

ALBA DORATA, BNP e FORZA NUOVA alleanza a MOSCA
http://www.noodls.com/view/6B891C7C06B5914A9B34DD7C5DF902C9A64DA56A8319xxx1385739981

TREDICI MOTIVI PER DIRE NO ALLA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA
http://www.lanuovabq.it/it/articoli­tredici­motivi­per­dire­no­alla­legge­sullomofobia­7952.htm

ALBA DORATA DORATA CONTRO I GAY
http://www.lettera43.it/politica/atene­i­neo­nazi­di­alba­dorata­contro­i­gay_4367568029.htm

AMNESTY INTERNATIONAL – Diritti Lgbtqi in Europa

http://www.amnesty.it/diritti­persone­lgbti­in­europa

Arcigay risponde al giovane Davide

Arcigay a Davide, coraggio siamo fortunati a essere gay
Caro Davide, oggi sono stato ai funerali di Don Andrea Gallo a Genova. Don Andrea era un uomo che con infinita saggezza ha saputo unire la sua fede e il suo ruolo all’interno della Chiesa a una conoscenza e comprensione profonda del mondo e di tutti gli uomini. Don Gallo diceva “L’amore è un dono di Dio. Quando c’è l’amore non ci può essere niente di sbagliato, quindi rispettate i gay, gli eterosessuali e i trans”. 

Queste parole sono agli esatti antipodi del suicidio avvenuto a Parigi, lo scrittore che odiava gli omosessuali è stato lui stesso vittima di questa follia maligna che chiamiamo omofobia e che ha finito per divorare uno dei suoi divulgatori. Non c’è nulla di sbagliato in te, né c’è in te nulla da riparare, come vorrebbero farti credere tanti falsi terapeuti, subdoli divulgatori dello stesso odio del suicida francese. 

Caro Davide, sei stato fortunato a nascere gay. Così come sono fortunate tutte le persone omosessuali, bisessuali e trans, tutte portatrici di una diversità rispetto alla maggioranza che arricchisce e rende migliore la società in cui viviamo. E di questo devi essere orgoglioso. La nostra sfortuna sta semmai nel vivere in un paese che si rifiuta di capire la bellezza dell’amore anche quando questo amore è fra due uomini o due donne. Ti posso però dare una buona notizia, nonostante vaste sacche di intolleranza l’Italia è molto meglio di quanto possa sembrare: certamente più accogliente e inclusiva di dieci o venti anni fa. 

A restare ostinatamente sorda e ottusa è solo la classe politica che ci governa. Una classe politica incapace di vedere il carico di sofferenza che tu hai messo nella tua lettera, la stessa sofferenza di milioni di altre persone in questo paese, e che verrebbe attenuata se solo si percepissero segnali concreti da parte delle istituzioni. Una legge contro l’omofobia e una azione culturale e sociale adeguata contro le discriminazioni non è chiedere la luna, ma è cercare di portare anche il nostro paese fra i paesi civili. Su una cosa ti sbagli. Non devi chiedere commiserazione o carità cristiana. 

Devi esigere a gran voce dignità e rispetto. E uguaglianza nei diritti. A cominciare dal diritto di sposare la persona che ami e con cui vuoi vivere per la vita. Anche facendo nascere o crescere dei figli, perché ne hai la capacità, non meno di quanto ce l’abbiano le persone eterosessuali. Caro Davide, devi essere fiero di ciò che sei, ti auguro di trovare in te stesso la forza per urlarlo al mondo, e per reclamare i tuoi diritti a viso aperto e a testa alta. Sappi che non sei solo in questa lotta per un mondo migliore, che renderà più felice la tua vita e la vita di milioni di gay, lesbiche e trans italiani. 

Flavio Romani Presidente Arcigay – Associazione LGBT italiana

Laura Boldrini: Caro Davide, non ti lasceremo solo.

Laura Boldrini, presidente della camera, risponde al giovane Davide Tancredi, il 17enne gay che ha scritto a Repubblica.

Caro Davide, non ti lasceremo solo. L'omofobia diventerà presto un reato
di LAURA BOLDRINI*

Caro Davide, questa lettera te l'avrei scritta comunque, anche se non fossi presidente della Camera. Ho una figlia poco più grande di te, e t'avrei scritto come madre, turbata nel profondo dal tuo grido d'allarme, dalla solitudine in cui vivi, dal peso schiacciante che devi sopportare perché "non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali". Scrivo a te per stabilire un contatto, e sento il dolore di non poter più fare lo stesso con una ragazza di cui stanno parlando in queste ore i giornali. La storia di Carolina fa male al cuore e alla coscienza: ha deciso di farla finita, a 14 anni, per sottrarsi alle umiliazioni che un gruppo di piccoli maschi le aveva inflitto per settimane sui social media. E consola davvero troppo poco apprendere che ora questi ragazzini dovranno rispondere alla giustizia della loro ferocia. 

Vi metto insieme, Davide, perché tu e Carolina parlate a noi genitori e ad un Paese che troppo spesso non sa ascoltare. Tu lo hai fatto, per fortuna, con le parole affilate della tua lettera. Lei lo ha fatto saltando giù dal terzo piano. Ma descrivete entrambi una società che non sa proteggere i suoi figli. Non sa proteggerli perché oppressa dal conformismo, incapace di concepire la diversità come una ricchezza per tutti e disorientata di fronte ai cambiamenti. Una società in cui - ancora nel 2013, incredibilmente - tu sei costrettoa ricordare che "noi non siamo demoni, né siamo stati toccati dal Demonio mentre eravamo in fasce". A te sono bastati i tuoi pochi anni per capire che "non c'è nessun orrore ad essere quello che si è, il vero difetto è vivere fingendosi diversi". Una società che non sa proteggere i suoi ragazzi dalle violenze, vecchie e insieme nuove, come quella che ha piegato Carolina: lo squallido bullismo maschile antico di secoli, che oggi si ammanta di modernità tecnologica e con due semplici click può devastare la vita di una ragazza in modo cento volte più tremendo di quanto sapessero fare un tempo, quando io avevo la tua età, i più grevi pettegolezzi di paese. 

Ti ringrazio, Davide, perché hai avuto il coraggio di chiamarci in causa, di mettere noi adulti di fronte alle nostre responsabilità. Le mie sono sì quelle di madre, ma ora soprattutto di rappresentante delle istituzioni. E ti assicuro che le tue parole ce le ricorderemo: non finiranno impastate nel tritacarne quotidiano, che ci fa sussultare di emozione per qualche minuto, e poi ci riconsegna all'indifferenza. Il compito del nostro Parlamento lo hai descritto bene tu, che pure hai molti anni in meno dell'età richiesta per entrarci: "Un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé. Non può permettersi di vivere senza una legge contro l'omofobia, un male che spinge molti ragazzi a togliersi la vita". L'altro giorno, in un incontro pubblico contro la discriminazione sessuale, ho sentito ricordare il ragazzo che amava portare i pantaloni rosa, e che oggi non c'è più. A lui, a te, le nostre Camere devono questo atto di civiltà, e spero davvero che la legislatura appena iniziata possa presto sdebitarsi con voi.

Così come ritengo che sia urgente trovare il modo per crescere insieme nell'uso dei nuovi media. Le loro potenzialità sono straordinarie, possono essere e spesso sono poderosi strumenti di libertà, di emancipazione, di arricchimento culturale, di socializzazione. Ma se qualcuno li usa per far male, per sfregiare, per violentare, non possiamo chiudere gli occhi. Il problema, in questo caso, non è quello di varare nuove leggi: gli strumenti per perseguire i reati ci sono e vanno usati anche incrementando, se necessario, la cooperazione tra Stati. Ma sarebbe ipocrita non vedere la grande questione culturale che storie drammatiche come quella di Carolina ci pongono: i nostri ragazzi, al di là della loro invidiabile abilità tecnologica, fino a che punto sono consapevoli dei danni di un uso distorto dei social media? E noi adulti - le famiglie e la scuola - siamo in grado di portare dei contributi per una gestione più responsabile di questi strumenti? Vorrei che ne ragionassimo anche nei luoghi istituzionali della politica.

Hai chiesto di essere ascoltato, Davide. Se ti va, mi farebbe piacere incontrarti nei prossimi giorni alla Camera, per parlare di quello che stiamo cercando di fare. A Carolina non posso dirlo, purtroppo, ma vorrei egualmente conoscere i suoi familiari. Per condividere un po' della loro sofferenza, e perché altre famiglie la possano evitare.
(l'autrice è presidente della Camera)

Leggi la lettera di Davide

La Repubblica: Io, gay a 17 anni chiedo solo di esistere

CARO direttore, questa lettera è, forse, la mia unica alternativa al suicidio. Ciò che mi ha spinto a scrivere è la notizia di un gesto avvenuto nella cattedrale parigina. Un uomo, un esponente di destra, si è tolto la vita in modo eclatante sugli scalini della famosa chiesa per manifestare il proprio disappunto contro la legge per i matrimoni gay deliberata dall'Assemblea Nazionale francese.Nonostante gli insegnamenti dalla morale cristiana, io ritengo che il suicidio sia un gesto rispettabile: una persona che arriva a privarsi del bene più prezioso in nome di una cosa in cui crede, merita molta stima e riguardo; ma neppure questa considerazione riesce a posizionare sotto una luce favorevole quello che mi appare come il gesto vano di un folle. La vita degli altri continua anche dopo la fine della nostra. Siamo destinati a scomparire, anche se abbiamo riscritto i libri di storia. Morire per opporsi all'evolversi di una società che tenta di diventare più civile è ottusità e evidente sopravvalutazione delle proprie forze.Il Parlamento italiano riscontrando l'epico passo del suo omologo d'oltralpe ha subito dichiarato di mettersi in linea per i diritti di tutti. Una promessa ben più vana del gesto di un folle. Tutti sappiamo come il nostro Paese sia l'ultimo della classe e che non ci tenga ad apparire come il più progressista. Si accontenta di imitare o, peggio ancora, finge di farlo. La cultura italiana rabbrividisce al pensiero che
due persone dello stesso sesso possano amarsi: perché è contro natura, perché è contro i precetti religiosi o semplicemente perché è odio abbastanza stupido da poter essere italiano. Spesso ci si dimentica che il riconoscimento dei matrimoni omosessuali non significa necessariamente affidare a una coppia "anormale" dei bambini ma permettere a due individui che si vogliono bene di amarsi. In questo consiste il matrimonio, soprattutto nella mentalità cattolica. E allora perché quest'ostinata battaglia?Io sono gay, ho 17 anni e questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così. Il vero coraggio non è suicidarsi alla soglia degli ottanta anni ma sopravvivere all'adolescenza con un peso del genere, con la consapevolezza di non aver fatto nulla di sbagliato se non seguire i propri sentimenti, senza vizi o depravazioni. Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali. Se ci fosse un po' meno discriminazione e un po' più di commiserazione o carità cristiana, tutti coloro che odiano smetterebbero di farlo perché loro, per qualche sconosciuta e ingiusta volontà divina, sono stati fortunati. Io non chiedo che il Parlamento si decida a redigere una legge per i matrimoni gay  -  non sono così sconsiderato  -  chiedo solo di essere ascoltato.Un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé. Non può permettersi di vivere senza una legge contro l'omofobia, un male che spinge molti ragazzi a togliersi la vita per ritrovare quella libertà che hanno perduto nel momento in cui hanno respirato per la prima volta. Non c'è nessun orrore ad essere quello che si è, il vero difetto è vivere fingendosi diversi. Noi non siamo demoni, né siamo stati toccati dal Demonio mentre eravamo in fasce, siamo solo sfortunati partecipi di un destino volubile. Ma orgogliosi di esserlo. Chiediamo solo di esistere.

DAVIDE TANCREDI

Lettera mandata al direttore de LA REPUBBLICA