Omotransfobia: Articolo dell'Arena del 13.7.2020
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MOZIONE 1527
MOZIONE 1527 dell'11 giugno 2020 - Comune di Verona
Oggetto: Il Comune di Verona appoggia il comunicato della CEI contro le discriminazioni
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Oggetto: Il Comune di Verona appoggia il comunicato della CEI contro le discriminazioni
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Rassegna Stampa - Verona sera su legge Omofobia-Zan
Omofobia e discriminazioni, scontro a Verona sulla proposta di legge Zan-Scalfarotto Mozione del consigliere Bacciga: «Renderebbe impossibile criticare uno stile di vita omosessualista». Il Pd replica: «Lui difende la libertà di insulto, non quella di pensiero»
Leggi su VERONA SERA: http://www.veronasera.it/politica/proposta-modifica-legge-zan-scalfarotto-bacciga-pd-lega-discriminazione-4-luglio-2020.html
articolo del 4 Luglio 2020
Leggi su VERONA SERA: http://www.veronasera.it/politica/proposta-modifica-legge-zan-scalfarotto-bacciga-pd-lega-discriminazione-4-luglio-2020.html
articolo del 4 Luglio 2020
VERBA MANENT N.1
VERBA MANENT N.1 : Dossier redatto da Arcigay Pianeta Urano Verona nell'anno 2000 in collaborazione con la sezione GLBT dell' UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti)
#Documenti #Dossier #PianetaUrano #arcigayverona #ArchivioLgbtVerona #homophobia Omofobia
Cod: URD0002
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Gabriele Piazzoni, Segretario Nazionale di Arcigay scrive al direttore di Libero.
Condividiamo la lettera del Segretario Nazionale di Arcigay Gabriele Piazzoni al direttore del quotidiano Libero:
Gentile direttore,
Seguo da giorni il dibattito suscitato dal vostro infausto titolo, quello che accomunava calo del Pil e aumento della visibilità delle persone lgbti nella chiave “c’è poco da stare allegri”. Lo seguo con un misto di sentimenti, che vanno dall’indignazione all’incredulità. E proprio sull’onda di questi sentimenti mi sono convinto della necessità di scriverle queste righe, per fissare alcuni punti fermi. Il primo: a noi l’aumento della visibilità delle persone lgbti rende molto allegri.
Verona: Il Consiglio Comunale non vota la mozione contro l'Omofobia
Coppia gay aggredita in casa, il Consiglio comunale non vota la mozione di solidarietà
Ostruzionismo da parte della maggioranza a Palazzo Barbieri durante l'ultima seduta, nella quale si sarebbe potuta votare la "Mozione di solidarietà e contro il razzismo e l'omofobia"...
Articolo su Verona sera del 21.9.2018
::Leggi l'Articolo
Ostruzionismo da parte della maggioranza a Palazzo Barbieri durante l'ultima seduta, nella quale si sarebbe potuta votare la "Mozione di solidarietà e contro il razzismo e l'omofobia"...
Articolo su Verona sera del 21.9.2018
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Ritorno al medioevo, ancora una volta a Verona
La voglia di Medioevo per il Consiglio Comunale di Verona ciclicamente riemerge. Dopo la mozione anti gay N.336 del 1995, di cui in questi giorni ricorre il 23°anniversario dall'approvazione, dopo la mozione contro il "Gender" del 2014, Giovedì 26 luglio, su proposta del solito "Torquemada" veronese, il consigliere della Lega Nord ALBERTO ZELGER, saranno poste in votazione ben due mozioni contro la legge 194, l'autodeterminazione delle donne, la laicità dello stato e la libertà sessuale e affettiva dei delle cittadini/e.
PIANETA MILK VERONA LGBT*CENTER Arci/Arcigay sarà a fianco delle amiche e delle compagne di NUDM Verona e di tutte le nostre donne contro questo ennensimo vergognoso episodio di oscurantismo, fascismo ed integralismo religioso veronse.
Invitiamo a firmare gli appelli e partecipare alla mailbombing e alla twitterstorm per manifestare il dissenso.
OmoBiTransfobia: Il Veneto approva la mozione 340 che riconosce la sola "Famiglia Naturale".
>> Mozione 340 (pdf)
>> Resoconto della seduta (pdf) (word)
>> Mozione 340 (sito Regione Veneto)
______________________________
A distanza di oltre un ventennio dalla vergognosa Mozione 336 in cui il Comune di Verona decretò che le persone lgbt dovessero essere ritenute «non gradite», «contro natura» e «pericolose» per la società, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la mozione 340 prevede l’appoggio della Regione a «quanti si battono in difesa della famiglia naturale» ed «efficaci politiche di sostegno alla natalità».
Ovviamente il termine «naturale», come sempre avviene, viene reinterpretato e riutilizzato a sostenere che «naturale» sia sinonimo di eterosessuale.
A farsi promotore di tale ideologia è Giovanna Negro (Veneto del Fare – Flavio Tosi – Alleanza per il Veneto), primo firmatario della vergognosa mozione che tenta di cancellare le unioni civili per sancire la presunta supremazia dell'eterosessualità. A lei va attribuito il seguente testo:
- i Padri Costituenti, nella redazione dell’articolo 29 della Carta, hanno stabilito che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” definendo chiaramente i contenuti e la valenza di tale primario istituto;
- purtroppo assistiamo quotidianamente alla messa in discussione di questo principio. L’azione distruttoria di questo articolo portata avanti da certi ambienti politici e sociali ha, ormai da tempo, subito una forte accelerazione, anche per effetto della cosiddetta Legge Cirinnà. Sul tema si vivono ormai, di continuo, paradossi come per esempio attaccare brutalmente una madre perché allatta con discrezione il suo bambino o il tentativo di abolire le feste della Mamma o del Papà;
CONSIDERATO che non è assolutamente messo in discussione il rispetto che si deve alla persona, qualsiasi sia il suo orientamento sessuale e/o di credo, ma va sostenuto e promosso il ruolo di protezione della famiglia, vero e unico porto sicuro, specialmente in momenti di particolari difficoltà economiche e sociali come quelle che sta vivendo il Veneto e l’Italia tutta;
RILEVATO che le previsioni di calo demografico che si prospettano per il Paese, per il prossimi decenni, richiedono una politica di incentivo alle giovani generazioni a dar vita a nuove famiglie che possano procreare nel segno della continuità;
tutto ciò premesso e considerato,
impegna la Giunta regionale
ad attivarsi con provvedimenti ed azioni, soprattutto di carattere programmatorio ed economico, che mirino al sostegno e assistenza delle famiglie naturali, incentivandone la formazione e agevolando le future mamme.
>> Resoconto della seduta (pdf) (word)
>> Mozione 340 (sito Regione Veneto)
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A distanza di oltre un ventennio dalla vergognosa Mozione 336 in cui il Comune di Verona decretò che le persone lgbt dovessero essere ritenute «non gradite», «contro natura» e «pericolose» per la società, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la mozione 340 prevede l’appoggio della Regione a «quanti si battono in difesa della famiglia naturale» ed «efficaci politiche di sostegno alla natalità».
Ovviamente il termine «naturale», come sempre avviene, viene reinterpretato e riutilizzato a sostenere che «naturale» sia sinonimo di eterosessuale.
A farsi promotore di tale ideologia è Giovanna Negro (Veneto del Fare – Flavio Tosi – Alleanza per il Veneto), primo firmatario della vergognosa mozione che tenta di cancellare le unioni civili per sancire la presunta supremazia dell'eterosessualità. A lei va attribuito il seguente testo:
- i Padri Costituenti, nella redazione dell’articolo 29 della Carta, hanno stabilito che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” definendo chiaramente i contenuti e la valenza di tale primario istituto;
- purtroppo assistiamo quotidianamente alla messa in discussione di questo principio. L’azione distruttoria di questo articolo portata avanti da certi ambienti politici e sociali ha, ormai da tempo, subito una forte accelerazione, anche per effetto della cosiddetta Legge Cirinnà. Sul tema si vivono ormai, di continuo, paradossi come per esempio attaccare brutalmente una madre perché allatta con discrezione il suo bambino o il tentativo di abolire le feste della Mamma o del Papà;
CONSIDERATO che non è assolutamente messo in discussione il rispetto che si deve alla persona, qualsiasi sia il suo orientamento sessuale e/o di credo, ma va sostenuto e promosso il ruolo di protezione della famiglia, vero e unico porto sicuro, specialmente in momenti di particolari difficoltà economiche e sociali come quelle che sta vivendo il Veneto e l’Italia tutta;
RILEVATO che le previsioni di calo demografico che si prospettano per il Paese, per il prossimi decenni, richiedono una politica di incentivo alle giovani generazioni a dar vita a nuove famiglie che possano procreare nel segno della continuità;
tutto ciò premesso e considerato,
impegna la Giunta regionale
ad attivarsi con provvedimenti ed azioni, soprattutto di carattere programmatorio ed economico, che mirino al sostegno e assistenza delle famiglie naturali, incentivandone la formazione e agevolando le future mamme.
La mozione è stata approvata il 3 luglio 2018 dopo un allucinante dibattito che si può leggere qui o vedere tramite video sotto.
Nozze gay, il Comune si difende ma il caso diventa nazionale - L'Arena 6.2.2018
Slogan #sposachivuoi rimosso da uno stand di «Verona sposi», all’Arsenale, di un «wedding planner» specializzato anche in matrimoni tra persone dello stesso sesso? Dopo lo scontro politico l’Amministrazione comunale si difende: «Abbiamo soltanto ricordato ai titolari dello stand che la posizione dell’Amministrazione è per la famiglia tra persone di sesso diverso. Gli organizzatori non avevano alcun obbligo di modificare l’esposizione. È stata una loro libera scelta», dice l’assessore al Patrimonio Edi Maria Neri. Ma il caso ormai è nazionale, visto tra l’altro che l’Arcigay - in una nota del segretario nazionale Gabriele Piazzoni - fa sapere che sta «segnalando la vicenda all’Unar, l’Ufficio nazionale contro le discriminazioni, affinché richiami la giunta di Verona al rispetto delle leggi». L’imprenditrice Silvia Cassini, creatrice dello slogan finito al centro delle polemiche, aveva detto che dopo aver fatto togliere i cartelli su cui era scritto, ha difeso la libertà d’impresa, non rilevando nulla di male in ciò che aveva fatto. La Neri però - alla nostra richiesta di una ulteriore presa di posizione dell’Amministrazione - ha definito «polemiche strumentali tutte le posizioni avanzate su una presunta censura del Comune nei confronti della manifestazione e dello stand Sposa chi vuoi. Se davvero il Comune avesse voluto censurare, avrebbe revocato la concessione data a una società privata dietro pagamento del regolare canone di affitto. Si tratta di un evento commerciale, al quale giustamente non è stato concesso patrocinio e del quale non si conoscevano i contenuti». L’unica azione messa in campo il giorno prima dell’inaugurazione, prosegue la Neri, «quando abbiamo appreso dalle pubblicità sulla stampa e non da comunicazioni dirette ai nostri uffici, è stato informare gli organizzatori della posizione ormai nota della nostra Amministrazione. Il Comune di Verona rispetta e dà esecuzione alle leggi nazionali che prevedono la celebrazione delle unioni civili, ma non i matrimoni per le coppie delle stesso sesso, come in maniera ingannevole suggeriva la pubblicità. Non abbiamo fatto altro che ricordare agli organizzatori questo aspetto». Palazzo Barbieri sottolinea che «gli organizzatori non avevano alcun obbligo di modificare l’esposizione. È stata una libera scelta. Non è un segreto che la nostra Amministrazione di centrodestra abbia questa impostazione valoriale, è invece strumentale l’azione di chi approfitta di temi etici per fomentare partigianerie». Lo scontro però non si placa. «Ha ragione l’imprenditrice Silvia Cassini. Essere credenti non significa fare crociate o barricate. Anch’io, come lei, sono cattolica e praticante e sono imbarazzata di fronte a questo continuo ridurre la dottrina morale della Chiesa esclusivamente a una morale sessuale, spesso strumentalizzata in condanne astiose e giudicanti». Il senatore uscente di Idea Carlo Giovanardi invece difende l’operato del Comune. E spiega che «l’articolo 1 della Legge Cirinnà stabilisce che “La presente legge istituisce l’unione civile fra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione…”. Quindi chi confonde unioni civili con nozze e matrimonio fra persone dello stesso sesso fa pertanto un’affermazione falsa e contraria alla legge in vigore». Michele Bertucco, capogruppo di Verona e Sinistra in Comune, si augura invece che «la professionista vittima a mio parere di una richiesta illegittima da parte dell’amministrazione faccia valere il diritto di impresa nelle sedi appropriate». Per Flavio Tosi, consigliere comunale, , «che un’amministrazione comunale arrivi a censurare un’azienda di wedding planner, danneggiandola, solo perché promuove le unioni civili, è inconcepibile». E Alessia Rotta, deputata uscente del Pd, sfida il leghista Vito Comencini: «Leggo con stupore che secondo lui la famiglia è solo quella “composta da mamma e papà”. Quindi le coppie che non possono avere figli non sono una famiglia? Lo sa che la legge tutela tutte le famiglie, sposate, unite civilmente e conviventi?» Enrico Giardini su L'Arena di Verona del 6.2.2018
Verona, il Comune: via lo slogan sulle coppie gay. Scoppia la polemica - Corriere di Verona 5.2.2018
LA VICENDA
Verona, il Comune: via lo slogan sulle coppie gay.
Scoppia la polemica Chiesto agli organizzatori dello stand di «Verona sposi» di far sparire la scritta #sposachivuoi
VERONA «Verona ha tradito la sua missione di città dell’amore».
È bastato uno slogan ad effetto, #sposachivuoi, proposto in uno stand dagli organizzatori della manifestazione «Verona Sposi» in programma in questo fine settimana all’ex Arsenale della città veneta, per scatenare una polemica politica con accuse di discriminazioni nei confronti delle coppie gay da parte dell’opposizione in consiglio comunale e decise prese di posizione da parte di chi sostiene la famiglia tradizionale. Nel mirino la decisione dell’amministrazione comunale scaligera di centrodestra di «invitare» gli organizzatori della rassegna veronese a rimuovere in uno stand immagini e slogan allusivi al «same sex wedding», condensati nell’hashtag #sposachivuoi.
Lega e Pd
Il capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale, Vito Comencini, ha commentato favorevolmente le critiche che erano state avanzate in precedenza dall’assessore alla trasparenza, Edi Maria Neri. «Le trovate di marketing non possono affossare i valori - ha sottolineato l’esponente del Carroccio -. Bene ha fatto l’assessore Neri a frenare l’allestimento di stand palesemente contrari alla famiglia tradizionale, che rischiava di trasformarsi in propaganda relativista a favore di altre unioni che nulla c’entrano con la famiglia composta da mamma e papà». Immediata la replica del centrosinistra con il consigliere del Partito Democratico, Federico Benini: «l’amministrazione comunale finalmente ha battuto un colpo, ma non per convocare le commissioni sulle richieste delle minoranze che da oltre tre mesi non vengono discusse o per esaminare decine di mozioni ignorate: ha subito trovato il tempo per far rimuovere uno slogan in uno stand a Verona Sposi». Anche il Circolo Pink di Verona ha fortemente contestato la censura allo stand con lo slogan #sposachivuoiverona: «Verona è sempre meno città dell’amore e sempre più patria dei diritti negati - afferma una dichiarazione -. Giulietta e Romeo si stanno rivoltando nelle loro tombe, ammesso che siano esistiti, perché in queste ore Verona ha tradito la sua missione di città dell’amore».
«Verona sempre meno città dell’amore»
Verona «sempre meno città dell’amore e sempre più patria dei diritti negati: a sostenerlo il circolo Pink che ha diffuso domenica sera una nota per criticare due distinti episodi che coinvolgono il capoluogo veneto. Il primo è la richiesta da parte dell’amministrazione municipale, dopo la sollecitazione del movimento il Popolo della Famiglia, di cancellare lo slogan »#sposachivuoi” da uno degli stand della rassegna «Verona sposi», in corso nel fine settimana in città. «Giulietta e Romeo scappano e si rifugiano in un’altra città - commentano - con grande preoccupazione per l’indotto turistico generato dal famoso balcone, che da solo attira metà dei turisti che arrivano a Verona da tutto il mondo». Il secondo riguarda l’organizzazione il 16 e 17 febbraio alla Gran Guardia del convegno «Festival per la vita», un evento, sostiene il circolo, che riconduce in città «l’integralismo cattolico», tanto da essere «pubblicizzato sul sito di ProVita». Un appuntamento, accusa il circolo Pink, che riporta Verona «a tempi molto bui, quando la città era laboratorio dell’estrema destra e dell’integralismo cattolico»
La wedding planner
Si chiama Silvia Cassini ed è una promettente wedding planner la creatrice dello slogan #sposachivuoi finito al centro delle polemiche a Verona. «Ho levato tutti i cartelli con lo slogan - racconta Silvia, 48 anni, madre di tre figli, creatrice della società MyEve, specializzata nell’organizzazione di matrimoni - ma resto convinta di non aver fatto nulla di sbagliato. I matrimoni civili sono legge dello Stato». Lo slogan incriminato, spiega, lo ha inventato lei: «mi è venuto così e ho voluto che diventasse la frase-simbolo del mio lavoro». Silvia organizza matrimoni da quasi tre anni e ha già curato diverse cerimonie per coppie omosessuali. «Sono cattolica praticante - sbotta - ma non vedo niente di male in quello che sto facendo. Io vado avanti per la mia strada, anche perché non capisco cosa ci sia di sbagliato». A non vederci nulla di male, dice, dovrebbe essere pure l’amministrazione municipale di Verona «che organizza cinque matrimoni civili al mese affittando alcune delle sale più belle a sua disposizione». Il patrocinio Il Comune di Verona «non ha dato nessun patrocinio alla manifestazione». Lo precisa l’amministrazione comunale in merito all’evento `Verona Sposi´ e all’invito che l’assessore alla Legalità, Edi Maria Neri, ha rivolto agli organizzatori di togliere riferimenti ai matrimoni gay con l’iniziativa #sposachivuoi. L’amministrazione guidata dal sindaco Federico Sboarina ha sottolineato che il caso è scoppiato all’insaputa del Comune e gli organizzatori «sono stati poco chiari». In sostanza, sapendo la posizione dell’attuale amministrazione sulla questione delle unioni civili, sarebbe stato opportuno - hanno fatto sapere da Palazzo Barbieri - informare i responsabili comunali per affrontare il problema ne trovare la giusta soluzione.
Leggi articolo sul Corriere di Verona
Verona, il Comune: via lo slogan sulle coppie gay.
Scoppia la polemica Chiesto agli organizzatori dello stand di «Verona sposi» di far sparire la scritta #sposachivuoi
VERONA «Verona ha tradito la sua missione di città dell’amore».
È bastato uno slogan ad effetto, #sposachivuoi, proposto in uno stand dagli organizzatori della manifestazione «Verona Sposi» in programma in questo fine settimana all’ex Arsenale della città veneta, per scatenare una polemica politica con accuse di discriminazioni nei confronti delle coppie gay da parte dell’opposizione in consiglio comunale e decise prese di posizione da parte di chi sostiene la famiglia tradizionale. Nel mirino la decisione dell’amministrazione comunale scaligera di centrodestra di «invitare» gli organizzatori della rassegna veronese a rimuovere in uno stand immagini e slogan allusivi al «same sex wedding», condensati nell’hashtag #sposachivuoi.
Lega e Pd
Il capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale, Vito Comencini, ha commentato favorevolmente le critiche che erano state avanzate in precedenza dall’assessore alla trasparenza, Edi Maria Neri. «Le trovate di marketing non possono affossare i valori - ha sottolineato l’esponente del Carroccio -. Bene ha fatto l’assessore Neri a frenare l’allestimento di stand palesemente contrari alla famiglia tradizionale, che rischiava di trasformarsi in propaganda relativista a favore di altre unioni che nulla c’entrano con la famiglia composta da mamma e papà». Immediata la replica del centrosinistra con il consigliere del Partito Democratico, Federico Benini: «l’amministrazione comunale finalmente ha battuto un colpo, ma non per convocare le commissioni sulle richieste delle minoranze che da oltre tre mesi non vengono discusse o per esaminare decine di mozioni ignorate: ha subito trovato il tempo per far rimuovere uno slogan in uno stand a Verona Sposi». Anche il Circolo Pink di Verona ha fortemente contestato la censura allo stand con lo slogan #sposachivuoiverona: «Verona è sempre meno città dell’amore e sempre più patria dei diritti negati - afferma una dichiarazione -. Giulietta e Romeo si stanno rivoltando nelle loro tombe, ammesso che siano esistiti, perché in queste ore Verona ha tradito la sua missione di città dell’amore».
«Verona sempre meno città dell’amore»
Verona «sempre meno città dell’amore e sempre più patria dei diritti negati: a sostenerlo il circolo Pink che ha diffuso domenica sera una nota per criticare due distinti episodi che coinvolgono il capoluogo veneto. Il primo è la richiesta da parte dell’amministrazione municipale, dopo la sollecitazione del movimento il Popolo della Famiglia, di cancellare lo slogan »#sposachivuoi” da uno degli stand della rassegna «Verona sposi», in corso nel fine settimana in città. «Giulietta e Romeo scappano e si rifugiano in un’altra città - commentano - con grande preoccupazione per l’indotto turistico generato dal famoso balcone, che da solo attira metà dei turisti che arrivano a Verona da tutto il mondo». Il secondo riguarda l’organizzazione il 16 e 17 febbraio alla Gran Guardia del convegno «Festival per la vita», un evento, sostiene il circolo, che riconduce in città «l’integralismo cattolico», tanto da essere «pubblicizzato sul sito di ProVita». Un appuntamento, accusa il circolo Pink, che riporta Verona «a tempi molto bui, quando la città era laboratorio dell’estrema destra e dell’integralismo cattolico»
La wedding planner
Si chiama Silvia Cassini ed è una promettente wedding planner la creatrice dello slogan #sposachivuoi finito al centro delle polemiche a Verona. «Ho levato tutti i cartelli con lo slogan - racconta Silvia, 48 anni, madre di tre figli, creatrice della società MyEve, specializzata nell’organizzazione di matrimoni - ma resto convinta di non aver fatto nulla di sbagliato. I matrimoni civili sono legge dello Stato». Lo slogan incriminato, spiega, lo ha inventato lei: «mi è venuto così e ho voluto che diventasse la frase-simbolo del mio lavoro». Silvia organizza matrimoni da quasi tre anni e ha già curato diverse cerimonie per coppie omosessuali. «Sono cattolica praticante - sbotta - ma non vedo niente di male in quello che sto facendo. Io vado avanti per la mia strada, anche perché non capisco cosa ci sia di sbagliato». A non vederci nulla di male, dice, dovrebbe essere pure l’amministrazione municipale di Verona «che organizza cinque matrimoni civili al mese affittando alcune delle sale più belle a sua disposizione». Il patrocinio Il Comune di Verona «non ha dato nessun patrocinio alla manifestazione». Lo precisa l’amministrazione comunale in merito all’evento `Verona Sposi´ e all’invito che l’assessore alla Legalità, Edi Maria Neri, ha rivolto agli organizzatori di togliere riferimenti ai matrimoni gay con l’iniziativa #sposachivuoi. L’amministrazione guidata dal sindaco Federico Sboarina ha sottolineato che il caso è scoppiato all’insaputa del Comune e gli organizzatori «sono stati poco chiari». In sostanza, sapendo la posizione dell’attuale amministrazione sulla questione delle unioni civili, sarebbe stato opportuno - hanno fatto sapere da Palazzo Barbieri - informare i responsabili comunali per affrontare il problema ne trovare la giusta soluzione.
Leggi articolo sul Corriere di Verona
Nozze anche gay E lo stand finisce nella bufera - L'Arena 4.2.2018
Nozze anche gay E lo stand finisce nella bufera
E pensare che quello slogan lo aveva studiato da tempo apposta per Verona Sposi. Una trovata di marketing con l’obiettivo di distinguersi e colpire nel segno i potenziali clienti: le coppie - di qualsiasi genere - alla ricerca di un aiuto per organizzare il giorno del “sì”. Chi organizza matrimoni, di questi tempi, deve saper andare incontro alle richieste di tutti i clienti, senza distinzioni, siano nozze tradizionali o unioni civili. E mai avrebbe pensato Silvia Cassini, impiegata con l’hobby del wedding planning, che il suo hashtag #sposachivuoi sarebbe stato cassato proprio a Verona, città dell’amore, di Giulietta e Romeo, per di più alla vigilia di San Valentino. Con l’invito, neanche tanto velato, da parte del Comune, dopo i comunicati di protesta del Popolo della famiglia, a far sparire lo slogan dall’allestimento dello stand pronto per il via della manifestazione dedicata ai promessi sposi, inaugurata ieri all’ex Arsenale e che si conclude oggi.
Elisa Pasetto - L'Arena 4.2.2018
Ideologia Gender? Pianeta Milk Verona Lgbt* Center scrive una lettera al Comune di Cerea.
Ideologia Gender? Pianeta Milk Verona Lgbt* Center scrive una lettera al Comune di Cerea.
Egregio Sindaco, Egregi/e Assessori/e, Egregi/e Consiglieri/e,
abbiamo appreso da articoli di stampa (L’Arena del 6.12.2017 [1] e del 8.12.2017 [2]) che il Comune di Cerea ha deliberato una modifica del proprio regolamento comunale per la richiesta di Patrocinio, che sarà quindi negato alle associazioni e agli enti che, secondo un non chiaro metodo di valutazione, saranno ritenute promotrici della cosidetta “Ideologia del Gender”
(“Se ci saranno iniziative a sostegno dall’ideologia gender, promosse da associazioni o da altri enti, a quelle negheremo il patrocinio” dichiarazione del Sindaco).
Egregio Sindaco, Egregi/e Assessori/e, Egregi/e Consiglieri/e,
abbiamo appreso da articoli di stampa (L’Arena del 6.12.2017 [1] e del 8.12.2017 [2]) che il Comune di Cerea ha deliberato una modifica del proprio regolamento comunale per la richiesta di Patrocinio, che sarà quindi negato alle associazioni e agli enti che, secondo un non chiaro metodo di valutazione, saranno ritenute promotrici della cosidetta “Ideologia del Gender”
(“Se ci saranno iniziative a sostegno dall’ideologia gender, promosse da associazioni o da altri enti, a quelle negheremo il patrocinio” dichiarazione del Sindaco).
Terapie ripartive in Italia
In Italia c’è ancora chi prova a curare l’omosessualità, una legge punirà le terapie riparative
Una minoranza di psichiatri e psicologi è convinta di poter convertire l’orientamento sessuale. Per molti sono trattamenti antiscientifici, inutili e spesso pericolosi. Ora un ddl depositato al Senato chiede di punire i professionisti che applicano le terapie riparative su soggetti minorenni
di Marco Sarti
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Una minoranza di psichiatri e psicologi è convinta di poter convertire l’orientamento sessuale. Per molti sono trattamenti antiscientifici, inutili e spesso pericolosi. Ora un ddl depositato al Senato chiede di punire i professionisti che applicano le terapie riparative su soggetti minorenni
di Marco Sarti
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#ARCOBALIBRI Iniziativa contro la censura
#ARCOBALIBRI
Contro la censura, una lettura collettiva di "libri proibiti"
Dichiarando più volte che la sua amministrazione imporrà «l’interruzione delle iniziative che promuovono indirettamente l’equiparazione della famiglia naturale alle unioni delle persone dello stesso sesso» e aggiungendo che non saranno presenti nelle scuole libri e pubblicazioni che promuovano la diffusione della
“teoria gender”, il sindaco Federico Sboarina promette una dura politica di censura. L’amministrazione comunale non può però censurare i libri, come già evidenziato in passato dagli organismi competenti a livello sia nazionale che europeo.
iniziativa promossa da cittadine e cittadini veronesi, non
accetta questa ingiunzione discriminatoria e invita tutta la cittadinanza alle
letture collettive ed itineranti di quei racconti che parlano di uguaglianza, di parità, di rispetto, di diversità, di autodeterminazione, di sessualità, di genere e di tutte quelle storie che propongono modelli e situazioni che si vorrebbero
nascondere o addirittura negare.
Queste storie, queste vite e queste realtà sono le nostre, e non le metteremo a tacere.
Contro la censura leggiamo insieme, libere e liberi da pregiudizi.
I nostri appuntamenti itineranti:
• Sabato 21 ottobre dalle 10.30 alle 12.30
di fronte alla Biblioteca Civica.
• Sabato 18 novembre dalle 10.30 alle 12.30
in Piazza Dante
• Domenica 3 dicembre dalle 15.00 alle 17.00
in Piazza San Zeno (tra P.zza Bacanal e via Porta S. Zeno)
Per contattarci:
arcobalibriverona@gmail.com
leggi anche su: veronalgbtqi.blogspot.it/2017/10/arcobalibri.htm
Contro la censura, una lettura collettiva di "libri proibiti"
Dichiarando più volte che la sua amministrazione imporrà «l’interruzione delle iniziative che promuovono indirettamente l’equiparazione della famiglia naturale alle unioni delle persone dello stesso sesso» e aggiungendo che non saranno presenti nelle scuole libri e pubblicazioni che promuovano la diffusione della
“teoria gender”, il sindaco Federico Sboarina promette una dura politica di censura. L’amministrazione comunale non può però censurare i libri, come già evidenziato in passato dagli organismi competenti a livello sia nazionale che europeo.
iniziativa promossa da cittadine e cittadini veronesi, non
accetta questa ingiunzione discriminatoria e invita tutta la cittadinanza alle
letture collettive ed itineranti di quei racconti che parlano di uguaglianza, di parità, di rispetto, di diversità, di autodeterminazione, di sessualità, di genere e di tutte quelle storie che propongono modelli e situazioni che si vorrebbero
nascondere o addirittura negare.
Queste storie, queste vite e queste realtà sono le nostre, e non le metteremo a tacere.
Contro la censura leggiamo insieme, libere e liberi da pregiudizi.
I nostri appuntamenti itineranti:
• Sabato 21 ottobre dalle 10.30 alle 12.30
di fronte alla Biblioteca Civica.
• Sabato 18 novembre dalle 10.30 alle 12.30
in Piazza Dante
• Domenica 3 dicembre dalle 15.00 alle 17.00
in Piazza San Zeno (tra P.zza Bacanal e via Porta S. Zeno)
Per contattarci:
arcobalibriverona@gmail.com
leggi anche su: veronalgbtqi.blogspot.it/2017/10/arcobalibri.htm
Sentenza di Trento su maternità surrogata. Casali e PDF contro
Sulla Sentenza della Corte di Appello di Trento che riconosce la maternità surrogata* di una famiglia composta da due uomini, ci sono state reazioni varie, molte a favore e altre invece intolleranti e vergognose. Fra queste anche la presa di posizione di Stefano Casali, ex vicesindaco ed ex appartenente alla Lista Tosi, Candidato Sindaco per Verona 2015 e dell' ultra minoritario movimento che si definisce PDF (non il formato file che di solito conoscete per archiviare e gestire i documenti), "Popolo della Famiglia"; chiamato così per il numero di persone con cui riempie le piazze, cioè pari ad una famiglia media.
Verona Sera
Utero in affito. Casali e Popolo della Famiglia contro la sentenza di Trento
„Utero in affitto. Casali e Popolo della Famiglia contro la sentenza di Trento
“
Città CorriereUtero in affitto: in Italia, i primi gemelli con due papà
*e non il dispregiativo termine UTERO IN AFFITTO
Verona Sera
Utero in affito. Casali e Popolo della Famiglia contro la sentenza di Trento
„Utero in affitto. Casali e Popolo della Famiglia contro la sentenza di Trento
“
Città CorriereUtero in affitto: in Italia, i primi gemelli con due papà
*e non il dispregiativo termine UTERO IN AFFITTO
«Le unioni gay sono contro il disegno di Dio»
Finito il Sinodo sulla Famiglia...niente di nuovo. Anzi tutto vecchio e già sentito. Confermato ancora una volta il NO ad ogni tipo di unione omosessuale, definite "contro il disegno di Dio sulla famiglia".
Articolo su gayburg
Mozione 336 - Comune di Verona - 14.7.1995
La Mozione 336, è un documento proposto da un gruppo di consiglieri comunali di centro destra, estrema destra, tra cui la Lega Nord, depositata in Comune a Verona il 27 aprile 1995. E' la sintesi di un primo documento, il "Documento Padovani" del consigliere Elmo Padovani dell'allora Patto Segni, presentato in Comune e reso pubblico dai media locali e nazionali. Il "Documento Padovani" che aveva contenuti chiaramente omofobici, familisti e antilibertari, suscitò un dibattito forte e a tratti violento nell'opinione veronese durante tutta la primavera-estate 1995. Fu la risposta della destra omofobica e familista veronese (su consiglio di alcuni gruppi di integralisti cattolici cittadini) alla Risoluzione A3-0028/94 "sulla parità di diritti per gli omosessuali nella Comunità Europea", approvata l'anno prima dal Parlamento Europeo.
Il circolo ARCIGAY-ARCILESBICA VERONA (Unica organizzazione per i diritti Lgbt* presente allora a Verona) organizzò una serie di eventi, manifestazioni ed incontri con esponenti politici e consiglieri comunali al fine di fermare l'approvazione di tale intollerante proposta. Il dibattito uscì dai confini locali per entrare in quelli nazionali ed europei, dopo un infuocato consiglio comunale il 22 giugno, nel quale per la prima volta a Verona e probabilmente anche in Italia, alcuni consiglieri della maggioranza, nei loro interventi, usarono toni apertamente violenti e d'incitamento all'odio verso gay, lesbiche e disprezzo contro le donne. Spiccarono in particolare quelli del consigliere Vittorio Bottoli, con un vergognoso sermone contro l'autodeterminazione delle donne, quello di Gianfranco Carletti, che chiese il "diritto alla cura dei gay" nel senso della riconversione, ma a distinguersi su tutti per la sua gravità, ci fu quello del consigliere della Lega Nord, Romano Bertozzo che pronunciò queste frasi: "«Il brutto, l’osceno, lo schifo è di moda? Lo vogliamo importare qui da noi, per la famiglia? …
Considerando la nostra cultura e paese altamente di fede cattolica, se vogliono e pretendono la par conditio (gli uomosessuali) allora dobbiamo farli “capponi” per la tranquillità di tutti. Noi diamo loro l’unione per vivere assieme e loro cedono alla nostra chirurgia i loro attributi…»."
La frase scatenò un'ondata d'indignazione, ma anche approvazione e sostegno. Bertozzo qualche giorno dopo fu espulso dalla Lega Nord su diretta richiesta del suo leader Umberto Bossi. A seguito delle dichiarazione del Bertozzo, gli/le attivisti/e di ARCIGAY-ARCILESBICA VERONA chiesero ed ottennero un incontro con la Sindaca Michela Sironi Mariotti, alla quale chiese esplicitamente un suo intervento per il ritiro della mozione presentata. Anche i gruppi di integralisti cattolici, veri ispiratori sia del "Documento Padovani" che della "Mozione 336", con in testa "Famiglia e Civiltà" con il suo leader Palmarino Zoccatelli e "Sacrum Imperium" con Maurizio Ruggiero, chiesero un incontro con la sindaca per chiederle invece di non cedere alle pressione delle organizzazioni "sodomite". La Sindaca (Forza Italia) in seguito, dichiarandosi "equidistante" da entrambe le posizioni, con il suo atteggiamento vigliacco, consentì invece che la mozione rimanesse al suo posto fino alla sua approvazione avvenuta durante un altro infuocato consiglio comunale, il 14 luglio 1995.
Dopo l'approvazione, gli/le attivisti/e presenti tra il pubblico alla seduta, scesero in strada e davanti a Palazzo Barbieri (sede del Comune), per protestare ed attirare l'attenzione su questa vergognosa decisione, al grido di "Siete fuori dall'Europa", bloccarono il traffico sdraiandosi sulle striscie pedonali. Segui, l'intervento immediato dei vigili urbani e dei carabinieri che condussero in caserma glie esponenti del circolo ARCIGAY-ARCILESBICA VERONA, denunciati poi per "blocco del traffico" e "manifestazione non autorizzata". L'ondata d'indignazione generale suscitata al seguito dell'approvazione di una mozione con contenuti altamente lesivi della dignità delle persone gay e lesbiche e all'arresto degli attivisti, portò successivamente ad una serie di iniziative pubbliche a livello nazionale ed europeo, tra cui interpellanze parlamentari, petizioni e pronunciamenti di parlamentari europei e commissioni varie. Durante l'estate nacque il Comitato "Alziamo la Testa" composto principalmente dagli/dalle attivisti/e arrestati/e che convocò, il giorno 30 settembre una grande manifestazione di tutto il movimento lgbt+ italiano e di chi si riconosceva nella lotta contro ogni forma di oscurantismo, discriminazione e per l'autodeterminazione delle persone.
Il circolo ARCIGAY-ARCILESBICA VERONA (Unica organizzazione per i diritti Lgbt* presente allora a Verona) organizzò una serie di eventi, manifestazioni ed incontri con esponenti politici e consiglieri comunali al fine di fermare l'approvazione di tale intollerante proposta. Il dibattito uscì dai confini locali per entrare in quelli nazionali ed europei, dopo un infuocato consiglio comunale il 22 giugno, nel quale per la prima volta a Verona e probabilmente anche in Italia, alcuni consiglieri della maggioranza, nei loro interventi, usarono toni apertamente violenti e d'incitamento all'odio verso gay, lesbiche e disprezzo contro le donne. Spiccarono in particolare quelli del consigliere Vittorio Bottoli, con un vergognoso sermone contro l'autodeterminazione delle donne, quello di Gianfranco Carletti, che chiese il "diritto alla cura dei gay" nel senso della riconversione, ma a distinguersi su tutti per la sua gravità, ci fu quello del consigliere della Lega Nord, Romano Bertozzo che pronunciò queste frasi: "«Il brutto, l’osceno, lo schifo è di moda? Lo vogliamo importare qui da noi, per la famiglia? …
Considerando la nostra cultura e paese altamente di fede cattolica, se vogliono e pretendono la par conditio (gli uomosessuali) allora dobbiamo farli “capponi” per la tranquillità di tutti. Noi diamo loro l’unione per vivere assieme e loro cedono alla nostra chirurgia i loro attributi…»."
La frase scatenò un'ondata d'indignazione, ma anche approvazione e sostegno. Bertozzo qualche giorno dopo fu espulso dalla Lega Nord su diretta richiesta del suo leader Umberto Bossi. A seguito delle dichiarazione del Bertozzo, gli/le attivisti/e di ARCIGAY-ARCILESBICA VERONA chiesero ed ottennero un incontro con la Sindaca Michela Sironi Mariotti, alla quale chiese esplicitamente un suo intervento per il ritiro della mozione presentata. Anche i gruppi di integralisti cattolici, veri ispiratori sia del "Documento Padovani" che della "Mozione 336", con in testa "Famiglia e Civiltà" con il suo leader Palmarino Zoccatelli e "Sacrum Imperium" con Maurizio Ruggiero, chiesero un incontro con la sindaca per chiederle invece di non cedere alle pressione delle organizzazioni "sodomite". La Sindaca (Forza Italia) in seguito, dichiarandosi "equidistante" da entrambe le posizioni, con il suo atteggiamento vigliacco, consentì invece che la mozione rimanesse al suo posto fino alla sua approvazione avvenuta durante un altro infuocato consiglio comunale, il 14 luglio 1995.
Dopo l'approvazione, gli/le attivisti/e presenti tra il pubblico alla seduta, scesero in strada e davanti a Palazzo Barbieri (sede del Comune), per protestare ed attirare l'attenzione su questa vergognosa decisione, al grido di "Siete fuori dall'Europa", bloccarono il traffico sdraiandosi sulle striscie pedonali. Segui, l'intervento immediato dei vigili urbani e dei carabinieri che condussero in caserma glie esponenti del circolo ARCIGAY-ARCILESBICA VERONA, denunciati poi per "blocco del traffico" e "manifestazione non autorizzata". L'ondata d'indignazione generale suscitata al seguito dell'approvazione di una mozione con contenuti altamente lesivi della dignità delle persone gay e lesbiche e all'arresto degli attivisti, portò successivamente ad una serie di iniziative pubbliche a livello nazionale ed europeo, tra cui interpellanze parlamentari, petizioni e pronunciamenti di parlamentari europei e commissioni varie. Durante l'estate nacque il Comitato "Alziamo la Testa" composto principalmente dagli/dalle attivisti/e arrestati/e che convocò, il giorno 30 settembre una grande manifestazione di tutto il movimento lgbt+ italiano e di chi si riconosceva nella lotta contro ogni forma di oscurantismo, discriminazione e per l'autodeterminazione delle persone.
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