Visualizzazione post con etichetta #veronalgbtqi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #veronalgbtqi. Mostra tutti i post

TUTT* ASSOLT* PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE


😀✊ TUTT* ASSOLT* PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE 🌈
👉 Non era una manifestazione non autorizzata.
Ma ci sono voluti 4 anni di tempo, diverse udienze e 3/4 avvocati,
tutto per una protesta spontanea nata dopo l’annullamento da parte del Rettore di Verona, nel 2018, di un convegno che vedeva protagonisti i migranti LGBT. Articolo dell'ARENA


 

Verona 17 Maggio 2008: Spezzone LGBTQ contro l'OMOFOBIA

Verona 17 Maggio 2008: Spezzone LGBTQ contro l'OMOFOBIA
Foto by ERRETI - Zeno Menegazzi
>>Vai all' album di foto<<
#arcigay #arcigayverona Verona Manifestazioni Gallerie Fotogallery
Cod: URG0019

Verona Pride 2001- Il primo PRIDE veronese - Articolo dell'Arena del 9 Giugno 2001

Quando fu organizzato il primo PRIDE di piazza a Verona? E' una domanda ricorrente che molte/i ci fanno.Vi proponiamo un articolo dell'ARENA - Giornale di Verona del 9 Giugno 2001, giorno in cui si svolse il Primo VERONA PRIDE, organizzato da ARCIGAY PIANETA URANO VERONA, CIRCOLO PINK, UAAR e altre realtà, il cui slogan era "La Cittadinanza Va Scritta!" L'articolo illustra il percorso che venne fatto dal corteo, i luoghi delle contromanifestazioni organizzate da fascisti vari ed integralisti cattolici ed un dettagliato resoconto degli avvenimenti in Consiglio Comunale nella calda estate di lotta del 1995.

Ritorno al medioevo, ancora una volta a Verona

La voglia di Medioevo per il Consiglio Comunale di Verona ciclicamente riemerge. Dopo la mozione anti gay N.336 del 1995, di cui in questi giorni ricorre il 23°anniversario dall'approvazione, dopo la mozione contro il "Gender" del 2014, Giovedì 26 luglio, su proposta del solito "Torquemada" veronese, il consigliere della Lega Nord ALBERTO ZELGER, saranno poste in votazione ben due mozioni contro la legge 194, l'autodeterminazione delle donne, la laicità dello stato e la libertà sessuale e affettiva dei delle cittadini/e.

PIANETA MILK VERONA LGBT*CENTER Arci/Arcigay sarà a fianco delle amiche e delle compagne di NUDM Verona e di tutte le nostre donne contro questo ennensimo vergognoso episodio di oscurantismo, fascismo ed integralismo religioso veronse.
Invitiamo a firmare gli appelli e partecipare alla mailbombing e alla twitterstorm per manifestare il dissenso.

Nozze gay, il Comune si difende ma il caso diventa nazionale - L'Arena 6.2.2018

Slogan #sposachivuoi rimosso da uno stand di «Verona sposi», all’Arsenale, di un «wedding planner» specializzato anche in matrimoni tra persone dello stesso sesso? Dopo lo scontro politico l’Amministrazione comunale si difende: «Abbiamo soltanto ricordato ai titolari dello stand che la posizione dell’Amministrazione è per la famiglia tra persone di sesso diverso. Gli organizzatori non avevano alcun obbligo di modificare l’esposizione. È stata una loro libera scelta», dice l’assessore al Patrimonio Edi Maria Neri. Ma il caso ormai è nazionale, visto tra l’altro che l’Arcigay - in una nota del segretario nazionale Gabriele Piazzoni - fa sapere che sta «segnalando la vicenda all’Unar, l’Ufficio nazionale contro le discriminazioni, affinché richiami la giunta di Verona al rispetto delle leggi». L’imprenditrice Silvia Cassini, creatrice dello slogan finito al centro delle polemiche, aveva detto che dopo aver fatto togliere i cartelli su cui era scritto, ha difeso la libertà d’impresa, non rilevando nulla di male in ciò che aveva fatto. La Neri però - alla nostra richiesta di una ulteriore presa di posizione dell’Amministrazione - ha definito «polemiche strumentali tutte le posizioni avanzate su una presunta censura del Comune nei confronti della manifestazione e dello stand Sposa chi vuoi. Se davvero il Comune avesse voluto censurare, avrebbe revocato la concessione data a una società privata dietro pagamento del regolare canone di affitto. Si tratta di un evento commerciale, al quale giustamente non è stato concesso patrocinio e del quale non si conoscevano i contenuti». L’unica azione messa in campo il giorno prima dell’inaugurazione, prosegue la Neri, «quando abbiamo appreso dalle pubblicità sulla stampa e non da comunicazioni dirette ai nostri uffici, è stato informare gli organizzatori della posizione ormai nota della nostra Amministrazione. Il Comune di Verona rispetta e dà esecuzione alle leggi nazionali che prevedono la celebrazione delle unioni civili, ma non i matrimoni per le coppie delle stesso sesso, come in maniera ingannevole suggeriva la pubblicità. Non abbiamo fatto altro che ricordare agli organizzatori questo aspetto». Palazzo Barbieri sottolinea che «gli organizzatori non avevano alcun obbligo di modificare l’esposizione. È stata una libera scelta. Non è un segreto che la nostra Amministrazione di centrodestra abbia questa impostazione valoriale, è invece strumentale l’azione di chi approfitta di temi etici per fomentare partigianerie». Lo scontro però non si placa. «Ha ragione l’imprenditrice Silvia Cassini. Essere credenti non significa fare crociate o barricate. Anch’io, come lei, sono cattolica e praticante e sono imbarazzata di fronte a questo continuo ridurre la dottrina morale della Chiesa esclusivamente a una morale sessuale, spesso strumentalizzata in condanne astiose e giudicanti». Il senatore uscente di Idea Carlo Giovanardi invece difende l’operato del Comune. E spiega che «l’articolo 1 della Legge Cirinnà stabilisce che “La presente legge istituisce l’unione civile fra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione…”. Quindi chi confonde unioni civili con nozze e matrimonio fra persone dello stesso sesso fa pertanto un’affermazione falsa e contraria alla legge in vigore». Michele Bertucco, capogruppo di Verona e Sinistra in Comune, si augura invece che «la professionista vittima a mio parere di una richiesta illegittima da parte dell’amministrazione faccia valere il diritto di impresa nelle sedi appropriate». Per Flavio Tosi, consigliere comunale, , «che un’amministrazione comunale arrivi a censurare un’azienda di wedding planner, danneggiandola, solo perché promuove le unioni civili, è inconcepibile». E Alessia Rotta, deputata uscente del Pd, sfida il leghista Vito Comencini: «Leggo con stupore che secondo lui la famiglia è solo quella “composta da mamma e papà”. Quindi le coppie che non possono avere figli non sono una famiglia? Lo sa che la legge tutela tutte le famiglie, sposate, unite civilmente e conviventi?» Enrico Giardini su L'Arena di Verona del 6.2.2018

Verona, il Comune: via lo slogan sulle coppie gay. Scoppia la polemica - Corriere di Verona 5.2.2018

LA VICENDA
Verona, il Comune: via lo slogan sulle coppie gay.
Scoppia la polemica Chiesto agli organizzatori dello stand di «Verona sposi» di far sparire la scritta #sposachivuoi


VERONA «Verona ha tradito la sua missione di città dell’amore».

È bastato uno slogan ad effetto, #sposachivuoi, proposto in uno stand dagli organizzatori della manifestazione «Verona Sposi» in programma in questo fine settimana all’ex Arsenale della città veneta, per scatenare una polemica politica con accuse di discriminazioni nei confronti delle coppie gay da parte dell’opposizione in consiglio comunale e decise prese di posizione da parte di chi sostiene la famiglia tradizionale. Nel mirino la decisione dell’amministrazione comunale scaligera di centrodestra di «invitare» gli organizzatori della rassegna veronese a rimuovere in uno stand immagini e slogan allusivi al «same sex wedding», condensati nell’hashtag #sposachivuoi.



Lega e Pd
Il capogruppo della Lega Nord in consiglio comunale, Vito Comencini, ha commentato favorevolmente le critiche che erano state avanzate in precedenza dall’assessore alla trasparenza, Edi Maria Neri. «Le trovate di marketing non possono affossare i valori - ha sottolineato l’esponente del Carroccio -. Bene ha fatto l’assessore Neri a frenare l’allestimento di stand palesemente contrari alla famiglia tradizionale, che rischiava di trasformarsi in propaganda relativista a favore di altre unioni che nulla c’entrano con la famiglia composta da mamma e papà». Immediata la replica del centrosinistra con il consigliere del Partito Democratico, Federico Benini: «l’amministrazione comunale finalmente ha battuto un colpo, ma non per convocare le commissioni sulle richieste delle minoranze che da oltre tre mesi non vengono discusse o per esaminare decine di mozioni ignorate: ha subito trovato il tempo per far rimuovere uno slogan in uno stand a Verona Sposi». Anche il Circolo Pink di Verona ha fortemente contestato la censura allo stand con lo slogan #sposachivuoiverona: «Verona è sempre meno città dell’amore e sempre più patria dei diritti negati - afferma una dichiarazione -. Giulietta e Romeo si stanno rivoltando nelle loro tombe, ammesso che siano esistiti, perché in queste ore Verona ha tradito la sua missione di città dell’amore». 


«Verona sempre meno città dell’amore» 
Verona «sempre meno città dell’amore e sempre più patria dei diritti negati: a sostenerlo il circolo Pink che ha diffuso domenica sera una nota per criticare due distinti episodi che coinvolgono il capoluogo veneto. Il primo è la richiesta da parte dell’amministrazione municipale, dopo la sollecitazione del movimento il Popolo della Famiglia, di cancellare lo slogan »#sposachivuoi” da uno degli stand della rassegna «Verona sposi», in corso nel fine settimana in città. «Giulietta e Romeo scappano e si rifugiano in un’altra città - commentano - con grande preoccupazione per l’indotto turistico generato dal famoso balcone, che da solo attira metà dei turisti che arrivano a Verona da tutto il mondo». Il secondo riguarda l’organizzazione il 16 e 17 febbraio alla Gran Guardia del convegno «Festival per la vita», un evento, sostiene il circolo, che riconduce in città «l’integralismo cattolico», tanto da essere «pubblicizzato sul sito di ProVita». Un appuntamento, accusa il circolo Pink, che riporta Verona «a tempi molto bui, quando la città era laboratorio dell’estrema destra e dell’integralismo cattolico» 

La wedding planner
Si chiama Silvia Cassini ed è una promettente wedding planner la creatrice dello slogan #sposachivuoi finito al centro delle polemiche a Verona. «Ho levato tutti i cartelli con lo slogan - racconta Silvia, 48 anni, madre di tre figli, creatrice della società MyEve, specializzata nell’organizzazione di matrimoni - ma resto convinta di non aver fatto nulla di sbagliato. I matrimoni civili sono legge dello Stato». Lo slogan incriminato, spiega, lo ha inventato lei: «mi è venuto così e ho voluto che diventasse la frase-simbolo del mio lavoro». Silvia organizza matrimoni da quasi tre anni e ha già curato diverse cerimonie per coppie omosessuali. «Sono cattolica praticante - sbotta - ma non vedo niente di male in quello che sto facendo. Io vado avanti per la mia strada, anche perché non capisco cosa ci sia di sbagliato». A non vederci nulla di male, dice, dovrebbe essere pure l’amministrazione municipale di Verona «che organizza cinque matrimoni civili al mese affittando alcune delle sale più belle a sua disposizione». Il patrocinio Il Comune di Verona «non ha dato nessun patrocinio alla manifestazione». Lo precisa l’amministrazione comunale in merito all’evento `Verona Sposi´ e all’invito che l’assessore alla Legalità, Edi Maria Neri, ha rivolto agli organizzatori di togliere riferimenti ai matrimoni gay con l’iniziativa #sposachivuoi. L’amministrazione guidata dal sindaco Federico Sboarina ha sottolineato che il caso è scoppiato all’insaputa del Comune e gli organizzatori «sono stati poco chiari». In sostanza, sapendo la posizione dell’attuale amministrazione sulla questione delle unioni civili, sarebbe stato opportuno - hanno fatto sapere da Palazzo Barbieri - informare i responsabili comunali per affrontare il problema ne trovare la giusta soluzione.

Leggi articolo sul Corriere di Verona

Nozze anche gay E lo stand finisce nella bufera - L'Arena 4.2.2018

Nozze anche gay E lo stand finisce nella bufera
E pensare che quello slogan lo aveva studiato da tempo apposta per Verona Sposi. Una trovata di marketing con l’obiettivo di distinguersi e colpire nel segno i potenziali clienti: le coppie - di qualsiasi genere - alla ricerca di un aiuto per organizzare il giorno del “sì”. Chi organizza matrimoni, di questi tempi, deve saper andare incontro alle richieste di tutti i clienti, senza distinzioni, siano nozze tradizionali o unioni civili. E mai avrebbe pensato Silvia Cassini, impiegata con l’hobby del wedding planning, che il suo hashtag #sposachivuoi sarebbe stato cassato proprio a Verona, città dell’amore, di Giulietta e Romeo, per di più alla vigilia di San Valentino. Con l’invito, neanche tanto velato, da parte del Comune, dopo i comunicati di protesta del Popolo della famiglia, a far sparire lo slogan dall’allestimento dello stand pronto per il via della manifestazione dedicata ai promessi sposi, inaugurata ieri all’ex Arsenale e che si conclude oggi.
 Elisa Pasetto - L'Arena 4.2.2018

A Cerea nessun patrocinio a chi promuove il Gender

Nel nome dello spettro «gender», l'amministrazione leghista di Cerea negherà ogni patrocinio alle associazioni lgbt Ancora una volta la discriminazione porta il nome di Mario Adinolfi. È infatti il rappresentante del suo partito ad aver presentato una vergognosa mozione che è stata prontamente approvata dall'amministrazione leghista di Cerea (in provincia di Verona) in cui si chiede l'esplicita elusione dai patrocini a qualunque iniziativa promuova il rispetto per la comunità LGBT. L'offendeva è passata attraverso una riscrittura dell'articolo 8 del regolamento comunale in materia di concessione di patrocinio, sostituendo il precedente testo che chiedeva di evitare l'uso di termini ed espressioni che risultassero direttamente o indirettamente offensivi dell’identità di genere con un nuovo testo che imporrà un'indagine nelle mutande dei cittadini in modo da imporre l'uso del maschile riferito a chiunque abbia un pene e del femminile per chi ha una vagina. Ed ovviamente non è mancato il solito ricorso allo spettro "gender" quale giustificazione alla discriminazione. L'amministrazione sostiene infatti che si tratti di un'iniziativa volta a «negare il patrocinio a eventi promossi da associazioni che sostengono l’ideologia gender». 

Leggi tutto l'articolo su: https://gayburg.blogspot.it/2017/12/nel-nome-dello-spettro-gender.html

Attivismo. Non Una di Meno e Pianeta Milk insieme per Tdor e contro violenza sulle donne

VERONA – Domenica 19 novembre le associazioni Non Una di Meno e Pianeta Milk (Verona LGBT Center Arci-Gay – ndr) sono scese in piazza a Verona per celebrare le ricorrenze del Tdor, ossia il Transgender Day of Remembrance, ricorrenza internazionale celebrata il 20 novembre dalla comunità LGBT (Sigla utilizzata come termine collettivo per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender – ndr) per commemorare le vittime dell’odio e del pregiudizio anti-transgender (Transfobia – ndr) e la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, designata per il 25 novembre e istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come azione concreta di ribellione alla violenza maschile, tramutatasi negli anni in femminicidio.

:: leggi l'articolo e le interviste su CRUDIEZINE MAGAZINE AND ACTIVISM articolo di Michele Calamaio


:: Le foto del 19 Novembre 2017 - INSIEME CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

:: Raccolta Articoli e Comunicati su Google+

#ARCOBALIBRI Iniziativa contro la censura

#ARCOBALIBRI
Contro la censura, una lettura  collettiva di "libri proibiti"

Dichiarando più volte che la sua amministrazione imporrà «l’interruzione delle iniziative che promuovono indirettamente l’equiparazione della famiglia naturale alle unioni delle persone dello stesso sesso» e aggiungendo che non saranno presenti nelle scuole libri e pubblicazioni che promuovano la diffusione della 
“teoria gender”, il sindaco Federico Sboarina promette una dura politica di censura. L’amministrazione comunale non può però censurare i libri, come già evidenziato in passato dagli organismi competenti a livello sia nazionale che europeo. 

 iniziativa promossa da cittadine e cittadini veronesi, non 
accetta questa ingiunzione discriminatoria e invita tutta la cittadinanza alle 
letture collettive ed itineranti di quei racconti che parlano di uguaglianza, di parità, di rispetto, di diversità, di autodeterminazione, di sessualità, di genere e di tutte quelle storie che propongono modelli e situazioni che si vorrebbero
nascondere o addirittura negare.

Queste storie, queste vite e queste realtà sono le nostre, e non le metteremo a tacere.

Contro la censura leggiamo insieme, libere e liberi da pregiudizi. 

I nostri appuntamenti itineranti:

• Sabato 21 ottobre dalle 10.30 alle 12.30
  di fronte alla Biblioteca Civica.

• Sabato 18 novembre dalle 10.30 alle 12.30
   in Piazza Dante

• Domenica 3 dicembre dalle 15.00 alle 17.00
   in Piazza San Zeno (tra P.zza Bacanal e via Porta S. Zeno)

Per contattarci: 
arcobalibriverona@gmail.com

leggi anche su: veronalgbtqi.blogspot.it/2017/10/arcobalibri.htm

Sentenza di Trento su maternità surrogata. Casali e PDF contro

Sulla Sentenza della Corte di Appello di Trento che riconosce la maternità surrogata* di una famiglia composta da due uomini, ci sono state reazioni varie, molte a favore e altre invece intolleranti e vergognose. Fra queste anche la presa di posizione di Stefano Casali, ex vicesindaco ed ex appartenente alla Lista Tosi, Candidato Sindaco per Verona 2015 e dell' ultra minoritario movimento che si definisce PDF (non il formato file che di solito conoscete per archiviare e gestire i documenti), "Popolo della Famiglia"; chiamato così per il numero di persone con cui riempie le piazze, cioè pari ad una famiglia media.

Verona Sera
Utero in affito. Casali e Popolo della Famiglia contro la sentenza di Trento
Utero in affitto. Casali e Popolo della Famiglia contro la sentenza di Trento



Città CorriereUtero in affitto: in Italia, i primi gemelli con due papà

*e non il dispregiativo termine UTERO IN AFFITTO

VVOX parla di LIEVITI in un articolo

Il portale online VVOX Veneto Vox  intervista Luigia Sasso, Presidente dell'associazione Bisessuale Veronese LIEVITI.

Non solo gay: «ci siamo anche noi bisex» 

A Verona esiste un'associazione ("Lieviti") di bisessuali: «siamo vittime di pregiuzi. Anche degli omosessuali»

::leggi l'articolo::

La giunta di Verona apre ai gay. Patrocinio allo spettacolo omosex - Corriere di Verona 6.4.2011

La giunta di Verona apre ai gay
Patrocinio allo spettacolo omosex

Quindici anni dopo la mozione contro il riconoscimento delle coppie omosessuali bollate come «contronatura». Tosi: «Come istituzione dobbiamo tutelare i diritti di tutti»

VERONA — «Ammalati» o «contronatura». Era un torrido luglio del 1995 quando alcuni esponenti del centrodestra, in un concitato consiglio comunale, bollarono così gli omosessuali a suggello di una mozione contro una risoluzione del Parlamento europeo per il riconoscimento delle coppie gay. Ma a far diventare quella seduta un caso, che esplose sulla stampa nazionale e internazionale, fu il leghista Romano Bertozzo. Che arrivò a chiedere per i gay la castrazione chimica. Cambiano i tempi e oggi la destra volta pagina e sdogana i diversi orientamenti sessuali. In concomitanza con la Giornata mondiale contro l’omofobia, l’amministrazione comunale patrocina lo spettacolo teatrale «Divercity - Verona incontra la diversità», diretto dal regista Gaetano Miglioranzi, che andrà in scena al Camploy il 5 maggio. A promuoverlo è il Gasp, gruppo di salute e prevenzione Aids, con le adesioni di Arcigay e Milk (nuova associazione che riunisce gay e lesbiche). Trama: un amore contrastato tra omosessuali che scatena reazioni contrarie e indignate, con rimandi a Giulietta e Romeo, pure osteggiati da convenzioni e pregiudizi sociali. A spingere l'iniziativa l'assessore ai Servizi sociali Stefano Bertacco e la consigliera comunale Elena Traverso, che fanno capo a quell’ala di An del Pdl che con le coppie omosex non è mai stata tenera.

La Traverso spiega, molto semplicemente, che il mondo cambia e con esso la mentalità e il senso della morale: «Tutti in fondo abbiamo qualche amico gay. E anche la tivù, tra fiction e Isola dei Famosi, li ha sdoganati alla grande». Non a caso l’intera giunta, compresi il cattolicissimo assessore Alberto Benetti e tutta l’ala leghista, sindaco Flavio Tosi in testa, ha dato l’imprimatur alla sponsorizzazione dello spettacolo omosex. «Tutto nasce da uno spettacolo del Gasp per la prevenzione dell’Aids organizzato al Camploy in novembre - racconta la consigliera -. Da lì è nata una collaborazione con il Gasp e l’Arcigay, puntata sui temi dell'intolleranza e della discriminazione sessuale. Così, in vista della Giornata mondiale contro l’omofobia, io e Bertacco abbiamo pensato che era giunto il momento per cancellare quella brutta immagine della Verona razzista e sessista, mostrando che invece tutti noi abbiamo una grande sensibilità sul tema». Sul passato, fa capire la Traverso, è ora di metterci una pietra sopra.

Anche a quella famosa mozione, «che comunque era una cosa diversa, perché poneva al voto il riconoscimento delle coppie gay. Intendiamoci: io sono contro le intolleranze, ma resto fermamente convinta che il matrimonio si faccia tra uomo e donna». Anche Flavio Tosi, che più volte Arcigay e Pink hanno contestato per ordinanze e «azioni omofobe», ammorbidisce le sue posizioni e prende le distanze dalla famosa mozione del 1995: «A prescindere da quel documento e al di là della mia posizione personale, che fu di astensione, credo che un’amministrazione debba sempre essere da una certa parte, che è quella della democrazia. E come istituzione si ha il dovere di tutelare tutti e i diritti di tutti». Il regista Gaetano Miglioranzi dice di essere stupito dalla vicenda, ma in positivo: «Noi ce lo ricordiamo bene come le forze di destra di Verona abbiano avversato la diversità sessuale. Però quest’apertura dà spazio alla speranza. E a un futuro di tolleranza».

Laura Lorenzini

L'Arcigay attacca l'Hellas Verona

L'Arcigay attacca l'Hellas Verona
«Contro il razzismo solo a parole»
>> leggi su l'Arena del 14.05.09

Verona. È polemica a Verona tra l’Hellas e l’Arcigay che imputa al club calcistico di aver aderito alla rete "Fare" contro razzismo ed omofobia soltanto a parole, e «per propaganda estetica per rifare il trucco alla tifoseria veronese più violenta». In un comunicato, l’Arcigay di Verona sottolinea che «delude l’atteggiamento dell’Hellas Verona che partecipa alla rete europea Fare contro il razzismo e l’omofobia ma che, interpellato più volte da Arcigay e Arcilesbica di Verona per elaborare un’iniziativa comune in occasione della giornata, ha ritenuto finora di non dare nemmeno risposta». «Dobbiamo dedurre che l’adesione dell’Hellas Verona alla rete Fare è solo propaganda estetica per rifare il trucco alla tifoseria più violenta veronese?» si chiede Michele Breveglieri, presidente di Arcigay Pianeta Urano di Verona e candidato nelle liste dei Verdi alle ultime elezioni amministrative. «Abbiamo atteso e sollecitato invano senza alcun desiderio di polemica, ma con l’unico scopo di arrivare ad una collaborazione utile - prosegue Breveglieri -. Chiediamo che il 17 maggio in campo al Bentegodi i giocatori portino al braccio una fascia con triangolo rosa simbolo delle violenze subite dalle persone omosessuali. La rete FARE è una cosa seria e implica un’assunzione di responsabilità, quantomeno la capacità di interloquire onestamente su questi temi: se l’Hellas pensa di non potersi assumere questa responsabilità dovrebbe rivedere la propria posizione nei confronti di FARE e dirlo pubblicamente. In caso contrario, noi siamo qui». E la replica dell’Hellas Verona all’Arcigay non si fa attendere spiegando che realizzerà «una comunicazione relativa alla giornata mondiale contro l’omofobia attraverso lo speaker in occasione della premiazione del concorso FARE domenica 17 maggio al Bentegodi». Lo fa sapere la stessa Arcigay con una nota firmata dal suo presidente Michele Breveglieri e da Michela Sasso, presidente dell’Arcilesbica Juliette Verona.